Vedere i propri cari dopo la morte è scientificamente provato?

Vedere i propri cari dopo la morte, è normale e può persino aiutare a superare il dolore nel primo periodo.

Nelle prime settimane dopo aver perso qualcuno caro, le allucinazioni del lutto sono normali, ammettere di aver avuto un’esperienza soprannaturale può sembrare anche ridicolo, ma non lo è.

Céline Dion, la famosa cantante, recentemente ha rivelato di sentire ogni giorno ancora la presenza del marito René Angélil, che è morto di cancro nel gennaio 2016.

Secondo The Conversation, piuttosto che essere oggetto di discussioni in tono ironico, percepire o addirittura vedere una persona amata dopo la sua morte “è un modo perfettamente normale e spesso utile per affrontare il dolore“.

È anche molto comune, con una percentuale che si pone tra il 30 e il 60 per cento dei partner anziani che hanno perso la loro persona amata ed affermano di aver subito un’allucinazione da lutto .

Un modo di affrontare il dolore: questa la spiegazione scientifica

Mentre queste sono una normale reazione al dolore, raramente vengono esternate e discusse proprio a causa della paura del ridicolo.

Ma l’evidenza suggerisce che c’è una ragione per cui queste allucinazioni accadono.

Uno studio , condotto dalla ricercatrice Agneta Grimby dell’Università di Goteborg, ha rilevato che oltre l’80% degli anziani sperimenta allucinazioni associate al loro partner morto, un mese dopo il lutto.

La morte è un momento di dolore, ma alcune storie sono uniche nel proprio genere.

Un caso clinico del 2002 di alcuni ricercatori tedeschi mostrava le allucinazioni di una mamma di mezza età che piangeva sua figlia, che era tragicamente morta per overdose di eroina.

La donna vedeva regolarmente la ragazza e qualche volta la sentiva chiamare”mamma, mamma!” e “Fa così freddo quì.

Il neurologo e autore Oliver Sacks, ha esplorato il motivo per cui a volte vediamo, ascoltiamo o annusiamo cose che non ci sono, lo ha esplorato nel suo libro, Allucinazioni.

Sacks spiega come queste visioni o altrimenti dette “ritorni compulsivi a esperienze passate“, spesso abbiano “un ruolo positivo e confortante“.

Continua, dicendo che questi giocano “una parte importante nel processo di lutto“, specialmente nei primi giorni dolorosi quando si fanno i conti con la grave perdita.

Perdere un genitore, un coniuge o un bambino significa che si sta perdendo una parte di sé“, scrive, “e il lutto causa un buco improvviso nella propria vita, un buco che, in qualche modo, deve essere riempito“.

foto@Flickr

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