Allergie alimentari, i fattori che contribuiscono ad alimentarle
Germi e batteri attenzione agli strofinacci da cucina

I fattori che contribuiscono alle allergie alimentari comprendono la genetica che altera l’assorbimento della pelle, l’uso di salviettine detergenti per neonati che lasciano sapone sulla pelle, l’esposizione della pelle agli allergeni in polvere e l’esposizione della pelle al cibo da parte di coloro che forniscono assistenza ai bambini. L’allergia alimentare si innesca quando questi fattori si verificano insieme, hanno confermato i ricercatori: “Questa è la ricetta per lo sviluppo di allergie alimentari. È un importante passo avanti nella nostra comprensione di come l’allergia alimentare inizia presto nella vita”, ha detto Joan Cook-Mills.

Negli Stati Uniti sono più di 50 milioni di americani soggetti ad un’allergia di qualche tipo, anche in Italia il problema è molto diffuso, si stima che le allergie alimentari incidano tra il 4 e il 6% dei bambini e il 4% degli adulti, secondo i Centers for Disease Control and Prevention. I sintomi delle allergie alimentari sono più comuni nei bambini ma possono presentarsi a qualsiasi età, si può persino sviluppare un’allergia agli alimenti che hai mangiato per anni senza problemi.

Le allergie alimentari sono una risposta anomala del sistema immunitario a uno o più alimenti o componenti degli alimenti. L’allergene, cioè la sostanza che scatena questa risposta abnorme, è nella quasi totalità dei casi, una proteina.

Il 90% delle allergie alimentari sono causate da un gruppo di otto alimenti: latte vaccino, uova, soia, cereali, arachidi e altra frutta secca, pesce e crostacei. Ciò che rende le allergie alimentari così difficili da gestire è che la sostanza o le sostanze cui si è allergici non sono isolate ma possono trovarsi nei cibi di tutti i giorni.

Negli ultimi anni si è osservato un notevole incremento delle malattie allergiche, in modo particolare l’allergia ad alimenti, che hanno assunto le caratteristiche di una vera e propria epidemia, fino a rendere la vita difficile al 6-8 % dei bambini sotto i 3 anni (oltre il 10% se si considerano anche lievi reazioni a frutta e verdura) e fino al 3 % degli adulti.

I bambini rappresentano la categoria più esposta alle allergie alimentari perché il loro organismo, soprattutto se piccolissimi, è ancora in formazione: il sistema gastrointestinale, che dovrebbe bloccare gli antigeni, soprattutto nei lattanti non è ancora ben sviluppato e può venire meno a questa sua funzione, provocando reazioni allergiche che colpiscono solitamente l’apparato respiratorio (con asma e congiuntivite), l’apparato gastrointestinale (con diarrea, dolori addominali e vomito) e la pelle (con orticaria ed eczema).

Circa l’85% dei bambini con allergie alimentari guariscono spontaneamente nei primi 3-5 anni di vita, anche se la persistenza in età adulta diventa sempre più frequente.

Allergie alimentari cosa le provoca?

Allergie alimentari cosa le provoca

A quanto pare si tratta di un mix di genetica e di fattori ambientali, come l’esposizione della pelle a saponi che non vengono sciacquati  e che indeboliscono la barriera lipidica della pelle, allergeni in polvere e cibo presente nell’ambiente domestico, come sulle mani di chi si prende cura dei bambini: a dirlo uno studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology.

«Questa è una ricetta per lo sviluppo di allergie alimentari», ha detto l’autore dello studio Joan Cook-Mills, professore di immunologia allergologica presso la Scuola di Medicina Feinberg della Northwestern University, pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology. «È un importante progresso nella nostra comprensione di come l’allergia alimentare inizi presto nella vita».

Nel suo studio, Cook-Mills ha usato modelli di roditori neonati, che sono stati esposti per 3-4 volte agli allergeni del cibo e della polvere per 40 minuti durante un periodo di due settimane e poi sono stati nutriti con uova o arachidi.

I topi hanno avuto reazioni allergiche nei siti dell’esposizione cutanea, reazioni allergiche a livello intestinale e gravi reazioni allergiche alimentari di anafilassi, misurate con una riduzione della temperatura corporea.

Una disfunzione della barriera cutanea era necessaria perché si sviluppassero allergie alimentari nei topi, ma esiste un ampio continuum di disfunzioni cutanee da lieve a gravi con eczema, che nella sua forma più lieve può sembrare semplicemente pelle secca.

I problemi cutanei che si verificano con le mutazioni della barriera cutanea possono non essere visibili per molto tempo dopo che l’allergia è stata già innescata. Le prove cliniche dimostrano che fino al 35% dei bambini con allergie alimentari ha dermatite atopica e gran parte è spiegata da almeno tre diverse mutazioni geniche che riducono la barriera cutanea.

Una scoperta che secondo i ricercatori apre la strada all’indicazione di nuove abitudini nella cura dei bambini, come la limitazione dell’uso di salviette per neonati che lasciano sapone sulla pelle e lavarsi le mani prima di maneggiare il bambino.

Solo pochi giorni fa un altro studio pubblicato da Jama Pediatrics e guidato da Edward Mitre, dell’Uniformed Services University of the Health Science di Bethesda, nel Maryland, aveva dimostrato come assumere antibiotici e antiacidi nei primi sei mesi di vita sarebbe associato al rischio di sviluppare allergie nella prima infanzia.

È stato sorprendente trovare associazioni positive tra l’uso di antiacidi e praticamente ogni tipologia di allergia valutata, tra cui allergie alimentari, asma, dermatite atopica, rinite allergica, congiuntivite allergica, orticaria, dermatite da contatto, allergie a farmaci e altre allergie”, ha spiegato Mitre. “Sia gli antibiotici che gli antiacidi possono alterare il normale microbioma e ci sono sempre più prove che le alterazioni possono potenzialmente aumentare il rischio di allergia”, ha aggiunto l’esperto. “Inoltre, i farmaci antiacidi possono ridurre la digestione delle proteine nello stomaco, che a sua volta può potenzialmente aumentare il rischio di sviluppare allergie alimentari”.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

Potrebbero interessarti

Sindrome del bambino scosso, una campagna nazionale per sensibilizzare

Nel nostro Paese è chiamata la Sindrome del bambino scosso, l’arrivo di…

La pancia prominente è più pericolosa dell’essere obeso

Il grasso addominale purtroppo è una piaga che affligge milioni di italiani:…

Torino, dopo il finto invalido arrestato anche il suo complice

Lo scorso mese di febbraio un’anestesista iraniano di 56 anni è finito…

Gravidanza e alimentazione non danneggiare il feto

L’importante campagna legata all’alimentazione in stato di gravidanza, quali sono i cibi…