Allergie alimentari, prevenirle fin dal grembo materno

Nel linguaggio scientifico, si definisce “allergia” una reazione esagerata e violenta scatenata dal sistema immunitario contro sostanze, dette antigeni, verso il quale è particolarmente sensibile. Gli antigeni, o per meglio dire gli allergeni, sono sostanze che l’organismo riconosce ed interpreta come estranee e potenzialmente pericolose, quindi meritevoli di un attacco immunitario finalizzato alla loro neutralizzazione.

Si parla quindi di allergia alimentare quando una o più sostanze contenute in un alimento vengono riconosciute come potenzialmente pericolose per l’organismo stesso.

Esistono più forme di allergia alimentare: le allergie “IgE- mediate” (vale a dire le allergie mediate da anticorpi detti immunoglobuline di tipo E) rappresentano sicuramente la forma allergica più conosciuta e comune. Poi esistono anche altre tipologie in cui sono coinvolti altri tipi di anticorpi, come le IgG e le IgM.

L’allergia alimentare è un fenomeno molto complesso che comincia con una prima fase detta di “sensibilizzazione. La fase di sensibilizzazione è clinicamente silente ma, da questo momento in poi, ogni qualvolta l’organismo entrerà in contatto con l’antigene verso cui è sensibilizzato, scatenerà la cosiddetta reazione allergica. Tale manifestazione è caratterizzata dalla degranulazione dei mastociti, che innesca una cascata di eventi associata alla liberazione di mediatori chimici, tra i quali la ben nota istamina. Una caratteristica peculiare delle allergie alimentari è che, una volta sensibilizzato l’organismo, è sufficiente una minima dose di antigene per determinare la reazione allergica, che in taluni casi può risultare piuttosto violenta e pericolosa per la salute.

Nei casi più gravi, fortunatamente rari, si possono avere difficoltà respiratorie, brusche cadute di pressione arteriosa, perdita di coscienza e in alcuni casi morte. In questi casi si parla di shock anafilattico, che compare entro un’ora dall’ingestione dell’allergene e che richiede sempre un ricovero ospedaliero urgente.

Gli allergici ai cibi nel nostro Paese sono più di 2 milioni, pari all’ 3,5% della popolazione generale. In Italia l’alimento più allergizzante negli adulti è la nocciola (26%), seguita dalla verdura (14%), frutta fresca, soprattutto pesche e albicocche (12%), crostacei (10%), pesce (7%), legumi (6%), semi (6%), grano (5%).

Allergie alimentari prevenirle fin dal grembo materno

allergie alimentari prevenirle dal grembo materno

Dei 270mila bimbi con meno di 5 anni che soffrono di allergie alimentari, 5000 sono a rischio di reazioni allergiche gravi che possono costar loro anche la vita.

Se tutte queste persone sono costrette a convivere tutta la vita con la loro allergia, a quanto pare qualcosa per prevenirle si può fare, già nel periodo della gestazione.

Secondo quanto rivela uno studio condotto presso il Boston Children’s Hospital e pubblicato sul Journal of Experimental Medicine, infatti, mangiare cibi che possono dare allergia (come uova e noccioline) in gravidanza e durante l’allattamento potrebbe rappresentare un ottimo modo per ridurre il rischio futuro di allergie alimentari per il bebè.

La ricerca è stata condotta su topi e anche con latte materno umano testato su cuccioli di roditori con un sistema immunitario “umanizzato: è emerso che sia l’esposizione in utero a cibi allergenici, sia e soprattutto l’allattamento da parte di mamme che hanno assunto in gravidanza e continuano ad assumere cibi allergenici, protegge i piccoli dallo sviluppo di allergie alimentari.

A livello molecolare si è visto che il latte materno dei topi femmina che hanno consumato cibi allergenici contiene anticorpi specifici per questi cibi e presumibilmente questi anticorpi passano ai cuccioli attraverso l’allattamento.

Al momento, per passare al livello successivo della ricerca, gli scienziati stanno arruolando donne che allattano per studiare il latte materno umano e confrontare quello di donne che hanno consumato cibi allergenici con quello di donne che non li hanno mangiati durante la gravidanza e anche confrontare bebè a rischio allergie (per familiarità) e neonati non a rischio.

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