Aragosta, in Svizzera non si potrà più bollire viva
Aragosta in Svizzera non si potra piu bollire viva

L’Aragosta è una delle specialità più apprezzate dai buongustai e tavola e vanta la fama di essere il migliore fra i crostacei di mare.

Ha una corazza di colore rosso violaceo, cinque paia di zampe, addome allungato longilineo, antenne lunghe. Le sue carni bianche sono tenere, saporite, delicatamente profumate, con diverse sfumature di colore e di profumo, a seconda dei fondali rocciosi in cui vive l’aragosta, se nel cuore del Mediterraneo o altrove.

Attualmente in Italia fra le aragoste più pregiate si annoverano quelle della Sardegna, anche se non hanno nulla da invidiare le aragoste della Sicilia e delle varie isole più piccole e più lontane dalle coste.

Pregiata e costosa l’aragosta, all’acquisto, deve essere viva, pesante (segno che è stata pescata da poco), non troppo grossa e possibilmente femmina (la si riconosce per la doppia fila di alette poste sotto la coda). L’aragosta va cotta ancora viva qualunque sia il tipo di preparazione cui è destinata.

La cottura nell’acqua bollente di questo crostaceo è molto diffusa e, mentre l’aragosta agli inizi del 19° secolo era considerato un alimento per i poveri, nel tempo l’opinione pubblica è cambiata, trasformandola in una prelibatezza grazie alla quale molti pescivendoli si sono arricchiti.

Da oggi in avanti, però, non sarà più possibile farlo: dal primo marzo in Svizzera sarà vietato gettare l’aragosta ancora viva nell’acqua bollente.

I legislatori elvetici, infatti, hanno introdotto una norma che impone l’obbligo di “stordire” i crostacei prima di cuocerli, andando quindi contro una consolidata tradizione culinaria.

La decisione di imporre il divieto da parte del governo svizzero prende le mosse da una ricerca della Queen’s University di Belfast, in Irlanda, che ha evidenziato come il sistema nervoso dell’aragosta sia sviluppato e quanto, di conseguenza, bollirla viva diventi un atto crudele.

Aragosta, in Svizzera non si potrà più bollire viva

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La legge impone quindi che si dovrà passare a metodi meno crudeli, e sono gli stessi politici a consigliare quali. La “distruzione meccanica” del cervello dell’aragosta, per esempio, o l’elettroshock, praticato tramite CrustaStun, un congegno che, usando la corrente elettrica, porta all’incoscienza l’aragosta in meno di tre secondi e alla morte certa in meno di dieci.

Si può leggere la nuova disposizione in una legge più ampia sulla protezione degli animali che presto entrerà in vigore in Svizzera. Insieme agli scienziati non potevano mancare gli attivisti del movimento animalista a sostenere la nuova legge a favore delle aragoste.

La nuova norma, inoltre, vieta il trasporto di crostacei marini vivi, come appunto le aragoste, in ghiaccio o acqua gelida, stabilendo che dovranno essere “sempre tenuti nel loro ambiente naturale”.

Al momento in Italia non c’è una chiara legislazione in tal senso, ma recentemente la cassazione si è pronunciata contro la detenzione di crostacei vivi nel ghiaccio e con le chele legate, ma ritiene tuttavia perfettamente accettabile la bollitura degli animali vivi.

Negli anni le sentenze comunque sono state contrapposte, segno che la legislazione ha bisogno ancora di evolversi. Tenere tre astici e due aragoste su un banco di mercato, fuori dall’acqua, appoggiati sul ghiaccio e con le chele legate non costituisce maltrattamento di animali per un giudice onorario del Tribunale di Torino (sentenza del 15 luglio 2015) trattandosi di un fatto di particolare tenuità. Ma, un anno prima (14 aprile 2014), per delle aragoste tenute vive nel frigorifero di un ristorante, il Tribunale di Firenze era giunto alla conclusione esattamente opposta.

In seguito, la Corte di Cassazione si è pronunciata sulla detenzione di crostacei vivi nei supermercati su banchi ricoperti di ghiaccio e con le chele legate: a seguito di una denuncia, la Cassazione aveva dato ragione al tribunale di Firenze stabilendo che la detenzione di crostacei con queste modalità fa riferimento al reato stabilito dall’articolo 727 o 544 del Codice penale, che punisce “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale” o “per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche”.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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