Aspettativa di vita, in Italia si vive a lungo e con una discreta assistenza sanitaria

Nelle ultime settimane, in Italia, si sta parlando molto di aspettativa di vita, in relazione soprattutto alla spinosa questione delle pensioni: nel nostro paese, a quanto pare, si vive troppo a lungo per le casse dello Stato che non sono in grado di sostenere per lungo tempo l’esborso per le pensioni.

Secondo la legge Fornero, quindi, per andare in pensione si passerà, nel 2019, dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67. Si tratta di cinque mesi in più legati all’aspettativa di vita che, secondo i dati ufficiali dell’Istat, si è allungata di 150 giorni rispetto al 2013.

Il tasso o speranza di vita è un indicatore statistico che esprime il numero medio di anni della vita di un essere vivente a partire da una certa età, all’interno della popolazione indicizzata.

La speranza di vita per un gruppo particolare della popolazione o della persona dipende da parecchie variabili quali il loro stile di vita, accesso alla sanità, dieta, stato economico e la mortalità ed i dati pertinenti della morbosità. Tuttavia, mentre la speranza di vita è calcolata in base alle medie, una persona può naturalmente vivere per molti anni di più o meno di quanto preveduto.

Combinata con l’indice di mortalità infantile, rispecchia in sostanza lo stato sociale, ambientale e sanitario in cui vive una popolazione. La speranza di vita, oltre a rappresentare semplicemente un indice demografico, è quindi utile per valutare lo stato di sviluppo di una popolazione.

Aspettativa di vita: In Italia si vive a lungo e con una discreta assistenza sanitaria

aspettativa di vita italia

Ad oggi, l’Italia è al “quarto posto” dei Paesi Ocse per aspettativa di vita, con 82,6 anni nel 2015: è quanto afferma l’organismo internazionale per lo sviluppo e la cooperazione economica nel rapporto Panorama della Salute 2017.

Non tutto il quadro è però roseo: il rapporto ribadisce il progressivo invecchiamento della popolazione, confermato dall’elevata aspettativa di vita, ma allo stesso tempo conta uno dei più alti tassi di demenza, con il 2,3% della popolazione che ne è affetta e la percentuale, che si prevede in crescita, potrebbe riguardare il 3,4% degli italiani nel 2037.

Per fortuna, almeno fino ad ora, l’assistenza sanitaria nazionale riesce a far fronte, anche se a fatica, a tutti le richieste.

Il sistema sanitario in Italia offre una “copertura universale” e i costi sono generalmente “bassi” rispetto ad altri Paesi Ocse. Secondo l’Ocse, un numero “relativamente basso di italiani ha rinunciato ad una consultazione medica a causa del costo” (4,8%), mentre “i tempi di attesa per la chirurgia della cataratta sono più brevi rispetto alla maggior parte degli altri paesi equivalenti dell’Ocse”. Quanto all’assistenza sanitaria di base è “generalmente di alta qualità”.

La spesa sanitaria è pari a 3391 dollari a persona, leggermente inferiore alla media Ocse. Mentre il taglio del numero di posti letto negli ospedali è in “coerenza con una tendenza generale nell’insieme dei paesi Ocse”. Male, invece, il rapporto nel numero medici-infermieri: 1,4 infermieri per medico.

Tra gli aspetti positivi messi in evidenza dal report c’è invece quello del basso livello di obesità. Situazione quest’ultima che si sta pericolosamente diffondendo tra gli adolescenti. In particolare, l’Ocse mette in evidenza che l’Italia ha uno dei più bassi tassi di obesità tra la popolazione adulti, al 10,3%, ma i numeri stanno aumentando tra gli adolescenti.

L’Italia ottiene risultati peggiori della media Ocse solo per quel che riguarda l’inquinamento dell’aria, la percentuale di adulti fumatori e l’alto tasso di prescrizione di antibiotici.

L’Organismo internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi mette inoltre in evidenza che il Paese è uno dei «peggiori» in termini di introduzione di farmaci generici, con l’8% di valore e il 19% in volume. Dati insufficienti, nonostante le politiche messe in campo per aumentarne la quota e l’invito rivolto ai medici a indicare ai pazienti il «principio attivo» del medicinale prescritto piuttosto che il suo marchio.

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