Ben Affleck torna al cinema con The Accountant

Oramai non sbaglia un colpo e i registi fanno a gara per aggiudicarselo nei propri cast: Ben Affleck è uno degli attori più talentuosi del panorama cinematografico internazionale e in questi giorni possiamo vederlo al cinema nell’ultima sua riuscitissima interpretazione.

L’attore torna sul grande schermo con “The Accountant”, action thriller del regista Gavin O’Connor, al cinema dal 27 ottobre. Nella pellicola interpreta Christian Wolff, un genio della matematica che, sotto la copertura di un ufficio di consulenza fiscale, lavora come commercialista freelance per alcune delle organizzazioni criminali più pericolose del pianeta. Quando la Sezione Crimini del Dipartimento del Tesoro, comandata da Ray King (J.K. Simmons), inizia a sospettare di lui, Christian assume un incarico da un cliente legittimo. Ma quando Christian inizia a controllare i libri contabili e ad avvicinarsi alla verità, il conto degli omicidi inizia a salire.

Anche produttore e regista, Affleck partecipa alle interviste per The Accountant in maniera vivace e senza atteggiamenti divistici, come suo solito: specifica che sono vietate le domande sulla sua vita privata, ma è poi il primo a parlare dei tre figli nati dal suo lungo legame con Jennifer Garner.

“È una storia che tratta la dualità interiore che esiste in tutti noi. Nella nostra società molta gente sottovaluterebbe uno come Chris, anche se in realtà è più efficiente e capace di molta gente che conosco. Da un lato è un genio savant della matematica, dall’altra un atleta combattente super qualificato. Non ho mai interpretato una persona così eccitante e stimolante, anche se molto impegnativa” spiega riguardo cosa lo ha spinto ad accettare il ruolo.

E sull’esperienza da regista, racconta: “Ho imparato che per fare un bel film ci vuole un bravo regista. Quando sei attore la barca non è tua, devi seguire le direzioni del capitano, il tuo lavoro di attore è di essere preparato, creativo e contribuire con idee tue, anche se alla fine della giornata devi cercare di soddisfare la visione del regista, senza interferire troppo, o allontanarti dalla sceneggiatura. Io, sin dal primo giorno sul set, voglio creare una connessione speciale con il mio regista, voglio fargli capire che sono a sua completa disposizione, sono li solo ed esclusivamente per fare il suo film, per arrivare alla sua visione. Sono molto rispettoso, anche perché se qualcosa non funziona sul set, posso tranquillamente andare nel mio camerino e aspettare che risolvano il problema. Dirigere è un’esperienza bellissima, molto intensa, non è per tutti, c’è molta pressione ed è stressante. È facilissimo sbagliare, ti puoi giocare la carriera, conosco gente che non si è mai più ripresa”.

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