Bob Dylan, un premio Nobel più che meritato

Eleonora Gitto

Bob Dylan, un Premio Nobel per la letteratura più che meritato.

Era ora che glielo dessero. Con lui è forse nata la ballata, quel genere musicale a metà fra il racconto e la performance musicale, che ha poi letteralmente stravolto il corso della storia a partire dagli anni sessanta.

Che i suoi testi fossero letteratura lo sapevamo tutti, un po’ come quelli di Fabrizio De André.

Ma a Dylan mancava quel riconoscimento unico e irripetibile che, bene o male e con alterne vicende, è sempre il più prestigioso di tutti.

Dal semplicismo quasi insignificante dei testi commerciali del dopoguerra, si è passati alla parola come fatto a sé; a servizio della musica, sì, ma con un percorso originale e parallelo.

Non vorremmo spingerci troppo oltre ma per Bob forse la tessitura letteraria dei suoi testi è stata sempre più importante del momento musicale in senso stretto.

La musica è il tappeto e lui ci cammina sopra con le parole, inventando, semplificando storie, estorcendole dai bassifondi dell’animo e della strada, per portarle ai mirabili livelli delle sue ballate, delle sue canzoni.

Alessandro Baricco dice che Dylan non c’entra niente con la letteratura.

Peccato, perché forse non ha capito bene chi era e cos’era Dylan, o forse non ha mai letto bene i suoi testi.

D’altro canto, lo stesso discorso vale per la recente scomparsa di Dario Fo.

La letteratura deve allargare in propri orizzonti, non può essere sempre legate alle solite forme.

 

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