Caparezza, con “Prisoner 709” sconfigge i suoi demoni

Un album che, come anticipa il titolo, ci porta in una prigione oscura e al tempo stesso magica, giocata sui contrasti del bianco e nero, dell’apertura e della chiusura, della prigionia e della libertà: oggi, venerdì 15 settembre, esce il nuovo album di Caparezza, “Prisoner 709”, accompagnato dal singolo “Ti fa stare bene” e dal Tour 2017 nei palasport al via il 17 novembre da Ancona.

Un rap rock dai suoni duri, una vertigine di giochi di parole, battute, riflessioni serie se non drammatiche fatte col sorriso: a tre anni da “Museica”, nella suggestiva fabbrica Ex Orobia di Milano, il cantautore si mette a nudo e svela il lungo percorso che lo ha portato a dar vita alla sua nuova fatica discografica.

«Difficile da cantare o da comprendere? Forse. A me interessa che il disco esista, e non che deve necessariamente piacere. D’altronde la gente non impazzisce per canzoni in inglese di cui non capisce nulla?», risponde ridendo il cantautore pugliese a chi gli domanda se il suo album riuscirà a conquistare il pubblico.

«La musica io la amo e la odio. Amore viscerale per un’arte che mi han anche tolto tanto. Come il deficit uditivo. Non ho toccato penna per mesi dopo quello che mi è capitato», spiega invece riguarda al bianco e nero che campeggia fin dalla copertina.

«Mi sono sentito imprigionato. Sono sempre stato giocoso e ironico, ma a volte la vita di mette davanti a uno specchio e ti fa riflettere. Con il nuovo album (il settimo) volevo mettermi alla prova», ha aggiunto.

“Dopo diciassette anni di album e concerti (che ho sempre prediletto rispetto a radio e tv), in cui ho sempre avuto un approccio ironico, mi sono accorto che la vita ti porta inevitabilmente a dei momenti di riflessione. Così sono passato dai colori del lavoro precedente al bianco e nero di questo album, in cui per la prima volta al centro ci sono io. È introverso, rivolto verso di me e non verso l’esterno con la critica sociale e politica, come ero solito fare” – racconta ancora l’artista, al secolo Michele Salvemini – “Nell’ultimo periodo, tra le varie cose, ho scoperto anche di soffrire di una patologia chiamata acufene che porta ad avere un fischio insopportabile nelle orecchie (probabilmente causata dall’abusi di volumi alti). Però non mi sono dato per vinto, ho preso coraggio e deciso di affrontare quello che mi stava succedendo tornando a scrivere”.

Il tema di questo concept album – “Anche se lo definirei più un album tematico” conclude lui – verrà riversato anche nel tour, che prenderà il via il prossimo 17 novembre per concludersi il 7 dicembre a Torino passando per Bari, Firenze, Bologna, Napoli, Roma, Montichiari, Padova e Milano: “Farò provare a chi viene a vedermi il concetto di prigionia e liberazione. Come? Ancora non saprei dirvelo, perché sono ancora in fase di liberazione”.

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