Colazione, farla abbondante aiuta anche a dimagrire
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“Una colazione da Re, un pranzo da Principe, una cena da Povero”: questo è uno dei consigli popolari che si dà a chi si vuole mettere a dieta, ed ancora la volta anche la scienza arriva a dar ragione alla saggezza popolare.

In un periodo, a primavera appena arrivata, in cui si parla persino fin troppo di diete, per rimettersi in forma in vista dell’estate, si sprecano i regimi alimentari, basati sulle più diverse e disparate ideologie di base, ma a quanto pare non c’è nulla di più saggio che distribuire in modo oculato le calorie nel corso della giornata, preferendo abbondare a inizio giornata.

La prima colazione è universalmente considerata come uno dei pasti fondamentali della giornata, se non il più importante. E non solamente, come comunemente si pensa, per il bambino ma anche per l’adulto. La colazione costituisce infatti il primo rifornimento della giornata dopo una notte di digiuno (6-8 ore per gli adulti, 8-10 per i bambini) e saltare la prima colazione, o farla in maniera inadeguata, significherà quindi affrontare le prime ore della mattinata in riserva, in carenza energetica.

L’importanza che le viene attribuita dagli organi di salute pubblica e dalle società scientifiche, che si traduce in varie iniziative di educazione alimentare e documenti di consenso, non coincide tuttavia con quella percepita dalla popolazione, che molto spesso la ritiene un pasto superfluo, una perdita di tempo, se non addirittura un’insidia in quanto ulteriore occasione di assunzione di calorie.

Colazione, farla abbondante aiuta anche a dimagrire

Colazione farla abbondante aiuta anche a dimagrire

Ed invece ora arriva a confermare questa importanza anche uno studio israeliano della Tel Aviv University secondo cui il pasto mattiniero, seguito da un pranzo di media entità e una cena leggera, stimolerebbe la perdita di peso.

I risultati sono stati presentati al meeting annuale Endo della Endocrine Society a Chicago lo scorso 17 marzo.

I ricercatori dell’Università di Tel Aviv hanno reclutato 11 donne e 18 uomini di età media di 69 anni che soffrivano di obesità e di diabete 2 e che seguivano una terapia insulinica. I pazienti sono stati assegnati in maniera casuale a due programmi dietetici con lo stesso apporto calorico per un periodo di tre mesi.

Una parte del gruppo preso in esame è stata sottoposta alla cosiddetta “dieta B” (colazione abbondante, pranzo più piccolo e cena decisamente leggera), mentre il resto dei soggetti ha seguito la dieta 6M”: sei mini-pasti quotidiani. A tre mesi di distanza, la tesi degli scienziati è stata confermata dai risultati dei test: i pazienti a dieta B erano dimagriti di cinque chili. Quelli che seguivano la dieta dei sei mini-pasti erano invece ingrassati di 1,4 chili.

“Non è quanto si mangia, non sono le calorie di per sé è anche a che ora del giorno si mangia. Il metabolismo cambia a seconda delle ore. Una cosa è una fetta di pane al mattino una alla sera”, ha spiegato quindi la coordinatrice del team di ricerca Daniela Jakubowicz.

I livelli di glucosio dei volontari venivano inoltre monitorati costantemente. I pazienti sottoposti al regime con il breakfast più nutriente hanno evidenziato una significativa riduzione del tasso di glucosio solo dopo 14 giorni dall’inizio della dieta.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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