Protezione solare, quanta crema spalmare per essere al sicuro
Crema solare spalmarne poca abbassa il livello di protezione

La protezione solare che si sviluppa sulla pelle in modo troppo sottile può fornire meno della metà del grado di protezione previsto, come dimostrato da uno studio. Gli scienziati hanno analizzato il danno al DNA dato dai raggi ultravioletti (UV) nella pelle ed hanno scoperto che la protezione solare ha perso gran parte della sua efficacia se applicata sotto lo spessore consigliato di due milligrammi per centimetro quadrato di pelle (2 mg / cm2).

Questo è il livello di spessore su cui si basano le valutazioni dei fattori di protezione solare (SPF) dei produttori, ma le persone difficilmente abbandonano il loro “rito” legato alle proprie creme e lozioni, il nuovo studio ha dimostrato che a questo livello di utilizzo, una protezione solare con un SPF alto di 50 nel migliore dei casi fornisce solo il 40% della protezione prevista.

Da nord a sud dello stivale il sole è rovente e non c’è nulla di meglio, per chi può permetterselo, di una giornata a bordo mare o piscina, lasciandosi baciare dal sole, regalandosi così anche un colorito ambrato che si sposa alla perfezione con tutti i colori pastello che tanto si indossano durante la bella stagione.

E se il sole è un toccasana per l’umore ed anche per la salute, dato che stimola la produzione della vitamina D, una delle più importanti per il corretto funzionamento del nostro corpo, non bisogna neppure dimenticare i rischi che si corrono in caso di esposizione senza protezione alcuna per la propria pelle.

Se preso in eccesso e senza protezione il sole infatti può far male, perché danneggia e invecchia la pelle e provoca tumori cutanei: il rischio di sviluppare tumori della pelle, in particolare, dipende da diversi fattori, in particolare dal fototipo, cioè dalla risposta individuale all’esposizione solare, ma anche da come e quanto ci si è esposti.

A far male sono come sempre gli eccessi: l’esposizione prolungata e senza precauzioni nelle ore più calde e centrali della giornata (dalle 11 alle 16), la posizione immobile per ore, l’uso di lettini solari tutto l’anno, il “mordi e fuggi” senza protezione durante il fine settimana, sport o lavori che obbligano a stare molto tempo all’aria aperta e sotto i raggi solari, come la bicicletta, la vela, il golf, il tennis, il canottaggio o il surf.

Senza arrivare ai tumori, l’eccessiva esposizione al sole provoca in primis eritemi. L’eritema si riconosce subito: pelle molto arrossata e calda al tatto, con bollicine molto fastidiose. La scottatura lascia dei danni permanenti alla nostra pelle, a seconda della gravità dell’ustione, che se è molto forte può provocare danni al DNA.

Si rischiano anche macchie cutanee, che sono dette anche discromie e compaiono proprio quando non si usa una giusta protezione. Spesso capita che le macchie non compaiano subito, ma si facciano vedere anche a distanza di anni.

Ecco allora che è fondamentale proteggersi, con cappelli, occhiali ed indumenti nelle ore più calde, ma anche con la giusta crema solare.

Ogni tipologia di pelle richiede un fattore protettivo adeguato. Occhi, incarnato e capelli (che costituiscono il cosidetto fototipo) possono dire molto su quanto si è resistenti di fronte all’esposizione solare.

Mentre i tipi chiari, rossi o biondi, che si scottano facilmente devono sempre applicare una crema a protezione alta o estrema, e magari parlare al dermatologo prima di partire per il mare o la montagna, un fototipo 4, un tipo mediterraneo, può scendere a un fattore 15 dopo una settimana. La protezione contro gli UVA, invece, deve sempre restare alta.

Ma non basta, bisogna anche far attenzione a come la si spalma la crema sul corpo, perché il fattore di protezione può ridursi della metà di quello che potrebbe essere. È quanto emerge da uno studio condotto al King’s College di Londra e appena pubblicato sulla rivista Acta Dermato-Venereology.

Gli studiosi inglesi hanno invitato volontari dalla pelle chiara a spalmarsi una crema ad alta protezione in dosi diverse, da 0,75 mg fino a 2 mg per centimetro quadrato, che è la quantità raccomandata dai produttori per ottenere il punteggio SPF (ovvero il fattore protettivo indicato sui tubetti delle creme). Quindi i volontari sono stati sottoposti a due tipi di esposizione solare: una singola seduta e una serie di sessioni continuative per cinque giorni, per simulare la tipica vacanza in luoghi assolati come Tenerife, Florida e Brasile. In seguito, nei laboratori sono state condotte biopsie per misurare il conseguente danno alla pelle tramite analisi del DNA.

Ed i risultati sono stati stupefacenti: quando applichiamo creme con SPF elevato come quello di 50, otteniamo una protezione che al massimo arriva al 40% di quella prevista.

In buona sostanza, le lozioni solari hanno bisogno di essere applicate lasciando uno strato spesso, ma il più delle volte è una procedura che molti non effettuano, abbassando anche di molto l’effettiva protezione per la nostra pelle.

“Questa ricerca dimostra perché sia fondamentale scegliere una lozione con protezione 30 o maggiore. Dimostra anche perché non dobbiamo affidarci solo alla protezione di creme solari ma dovremmo utilizzare anche abiti adeguati ed usufruire dell’ombra “, ha chiosato Nina Goad dell’associazione dei dermatologi inglesi.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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