Diabete urbano aumento della patologia per chi vive in città
Diabete insulina potra essere assunta in pillole

Il diabete è una delle patologie croniche più significative che affliggono la società moderna e, nonostante i progressi compiuti nel trattarlo, le ultime statistiche per il diabete, in particolare nelle aree urbane, sono in aumento. Le città svolgono un ruolo fondamentale nella lotta all’aumento delle malattie croniche, afferma il professor Scott Lear, professore di Scienze della salute presso l’SFU. “Il luogo dove si vive gioca un ruolo importante per il nostro benessere e ogni giorno sei sottoposto a quello che ti presenta la città, che si tratti di raccolta dei rifiuti, transito, strade, marciapiedi o biblioteca pubblica. La città può essere una barriera o un facilitatore per una buona salute“.

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta ad un’alterata quantità o funzione dell’insulina. Può essere di tipo 1 (circa una persona su dieci, di solito adolescenti e bambini in cui il pancreas non produce insulina e la cui causa è sconosciuta) e di tipo 2 (in questo caso il pancreas produce insulina ma le cellule non sanno come utilizzarla e anche in questo caso la causa è sconosciuta).

Negli ultimi anni è stato anche definito “diabete urbano” perché è un male che colpisce prevalentemente chi vive in città.

Si stima infatti che in Italia le persone con diabete siano 3,27 milioni, di cui il 52 per cento risiede nelle 14 città metropolitane: questo è quanto emerso in occasione del congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia (Sid), che si svolge a Rimini fino al 19 maggio.

«Il problema del diabete urbano – afferma il presidente Sid Giorgio Sesti – è un problema globale. L’International Diabetes Federation prevede che nel 2045 i tre quarti della popolazione diabetica vivranno nelle metropoli o in città. Inoltre, si sta assistendo ad un incremento dell’obesità in coloro che vivono in aree urbane».

Per questo, la Sid sottolinea l’urgenza di diffondere tra gli italiani una maggiore consapevolezza dei rischi legati al diabete: «Proprio per sensibilizzare le istituzioni ed i cittadini – afferma Sesti – la Società ha aderito al progetto Cities Changing Diabetes, allo scopo di promuovere stili di vita virtuosi».

Primo step è incentivare al movimento e allo sport.

Da un’analisi condotta sulla città di Roma, è emerso che nei distretti dove si riscontra una minor percentuale di persone con diabete (5,9 per cento) oltre il 20 per cento delle persone si muove a piedi o in bicicletta e il 52 per cento utilizza un trasporto privato (automobile o motorino). Dove invece si riscontra una maggior percentuale di persone con diabete (7,5 per cento) la percentuale di persone che si sposta a piedi o in bicicletta scende al 12 per cento e sale al 62 per cento quella delle persone che utilizza un mezzo privato. Inoltre, i distretti con più alta prevalenza di diabete si caratterizzano per un più elevato tasso di disoccupazione e una piu’ bassa percentuale di laureati/diplomati, ma anche per un più basso indice di vecchiaia.

Senza contare i rischi che provengono dall’alimentazione: dal burro alla carne rossa, passando per gli oli di palma e cocco, troppi grassi cattivi nella dieta aumentano il rischio di diabete.

Oltre allo zucchero, da sempre sul banco degli imputati quando si parla di diabete, «un importante e ben più pericoloso fattore di rischio per lo sviluppo della malattia di tipo 2 – avvertono i diabetologi – è il consumo eccessivo di grassi con l’alimentazione». Grassi saturi, che andrebbero quindi fortemente limitati nella dieta.

«Quando assumiamo una quantità eccessiva di grassi – spiega uno degli autori del position paper, Annalisa Natalicchio, del Dipartimento dell’emergenza e dei trapianti di organi, Sezione di medicina interna, dell’Università Aldo Moro di Bari – si trasformano in acidi grassi liberi nel sangue e raggiungono i diversi organi coinvolti nel metabolismo del glucosio, alterandone le funzioni. Così, se i livelli di acidi grassi nel sangue sono elevati e lo restano a lungo, si possono verificare danni a carico delle cellule beta e alfa pancreatiche, preziosissime perché secernono rispettivamente insulina e glucagone, due ormoni fondamentali nel mantenimento dei livelli normali di glicemia».

Bisogna quindi darsi da fare subito, andando a modificare il proprio stile di vita e la propria alimentazione per non correre il rischio di incappare in questa insidiosa patologia.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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