Esperimento Sox, gli scienziati si ribellano al servizio delle Iene
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Qualche giorno fa è andato in onda, durante la trasmissione de “Le Iene”, un servizio che ha fatto sobbalzare molti italiani dalla sedia, dato che in realtà ben pochi ne erano a conoscenza, nonostante, ad onor del vero, gli scienziati non lo hanno mai nascosto.

Il servizio, intitolato “Un pericoloso esperimento nucleare tenuto nascosto” e trasmesso su Italia 1 nella puntata del 21 novembre, riprendeva le perplessità di alcune organizzazioni ambientaliste, preoccupate dall’eventualità che SOX, uno degli esperimenti di fisica delle particelle più importanti degli ultimi tempi in Italia, possa causare inquinamenti delle acque e addirittura contaminazioni radioattive.

Il servizio aveva utilizzato toni a dir poco allarmistici e tra le altre cose equiparava il disastro di Fukushima con ciò che potrebbe accadere al Gran Sasso, sede appunto del progetto.

Il servizio de ‘Le Iene’ aveva posto l’accento su tutti i possibili rischi: quello contaminazione delle acque, alla luce di alcuni incidenti avvenuti in passato a causa di errori umani, e soprattutto i rischi inerenti un elemento fortemente radioattivo che viene trattato nei laboratori dell’Infn, il Cerio 144. L’Italia lo ha acquistato dalla Russia e, per evitare contaminazioni, è stato pensato un particolare tragitto fino al Gran Sasso.

Esperimento Sox, gli scienziati si ribellano al servizio delle Iene

Esperimento Sox gli scienziati si ribellano al servizio delle Iene

Il servizio ha scatenato una marea di polemiche, che hanno travolto gli scienziati, che invece si dicono molto sicuri di quello che stanno facendo, soprattutto per quanto riguarda i rischi che hanno cercato di azzerare, e quindi hanno scelto di rispondere con fermezza a tutte le accuse.

Eppure l’esperimento è gestito da una collaborazione internazionale di circa 140 scienziati provenienti da Italia, Francia, Germania, Russia, Polonia e Stati Uniti.

L’esperimento Sox è sicuro: la prova di trasporto e movimentazione della sostanza radioattiva segue un protocollo di autorizzazione ministeriale previsto per tutte le sostanze irraggiate. Protocollo che ha ricevuto il parere favorevole di ministero della Salute, ministero dell’Ambiente, ministero del Lavoro, ministero dell’Interno (Protezione civile), ministero dello Sviluppo economico e di Ispra.

La sorgente, poi, si trova all’interno di una serie di capsule di rame, le quali a loro volta sono sigillate, senza alcuna apertura, all’interno di una doppia capsula cilindrica in acciaio, che le protegge da fenomeni di corrosione e ossidazione. Il tutto è schermato all’interno del cilindro di tungsteno in modo tale da ridurre la radioattività di circa mille miliardi di volte, perché altrimenti verrebbero meno le condizioni stesse dell’esperimento.

Inoltre, a SOX non possono essere associati i rischi connessi a una centrale nucleare: non è un reattore nucleare,  non può esplodere, neppure a seguito di azioni deliberate, errori umani o calamità naturali. Ha la potenza termica di un ferro da stiro, 1200 Watt, contro 1.000.000.000 di Watt di un reattore (circa un milione di volte inferiore!).

Per fornire un’informazione quanto più puntuale, obiettiva e corretta possibile, anche la trasmissione I Fatti e le Opinioni, condotta da Carmine Perantuono con il contributo del giornalista Lorenzo Colantonio del quotidiano Il Centro si è occupata dell’argomento.

In studio si sono confrontati su opposte posizioni, Marco Pallavicini, responsabile dell’esperimento dell’ INFN ed Augusto De Sanctis, esperto ambientale del Forum H2O.

E l’esperto ha sottolineato quando già ripetuto più volte negli ultimi giorni: la sicurezza delle attività previste per il progetto SOX, sia nella fase di trasporto e allestimento, sia in quella di impiego scientifico è stata confermata dalle autorizzazioni rilasciate dagli organi competenti e previste dall’iter completo delle procedure di approvazione.

Basterà questo a bloccare sterili polemiche spesso fomentate ad hoc o alla fine sarà il progetto ad essere bloccato, un progetto importantissimo che ha come obiettivo la rivelazione di particolari neutrini, detti “sterili”, attraverso il principale rivelatore di neutrini oggi in funzione nel mondo, Borexino, sviluppato e messo in funzione proprio ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso?

1 comment
  1. A onor del vero, nessun cittadino e nessuna associazione ambientalista era a conoscenza dell’esperimento. A onor del vero, per le procedure amministrative per il rilascio delle autorizzazioni su esperimenti (o altro) che impattano sull’ambiente è necessario il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste. Circostanza che non si è verificata.
    Inserire pagine web che parlano dell’esperimento dal punto di vista tecnico, senza diffondere l’informativa attraverso i media, equivale al silenzio.
    Non c’è nessuna dichiarazione fatta dall’INFN prima che la notizia si diffondesse. Basta fare un cerca su internet per verificarlo.
    Inoltre, l’esperto ha sottolineato quando già ripetuto più volte negli ultimi giorni: la sicurezza delle attività previste per il progetto SOX, sia nella fase di trasporto e allestimento, sia in quella di impiego scientifico è stata confermata dalle autorizzazioni rilasciate dagli organi competenti e previste dall’iter completo delle procedure di approvazione.
    Il punto è: vista la specificità dell’argomento e visto che nella richiesta dell’autorizzazione non è mai stato evidenziata la possibile pericolosità dell’esperimento, siamo certi che non vi sia stata una sottovalutazione del rischio?
    Il materiale radioattivo è, detto da loro: tanto, tantissimo, significativamente maggiore di quello degli ospedali
    Tanto, tantissimo, significativo? Ma come si esprimo questi scienziati?
    Usano parole e non numeri?
    Come cittadino voglio sapere, nella pratica, a cosa corrispondono 5,5 Pbq. Le radiazioni gamma prodotte, che sono pericolose, in cosa si concretizzano? Quale è il raggio d’azione? Quali le conseguenze sull’ambiente e la popolazione in caso di incidente ipotizzando vari scenari?
    La risposta non c’è. Nessuno sa cosa potrebbe accadere perché si assume che il rischio sia zero.
    Eppure i laboratori sono classificati come a rischio incidente elevato anche senza questa fonte radioattiva.
    Significa, in buona sostanza, che non si può partire dall’assunto che nulla accadrà.

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