Firenze, successo per la dimissione precoce dopo il parto

L’esperimento è iniziato in Toscana soltanto da tre mesi, ma i risultati sono così positivi e incoraggianti che si spera che venga seguito presto anche in molte altre realtà ospedaliere dove si potrebbe risolvere facilmente uno dei problemi più pressanti, quello cioè dell’annosa mancanza di posti letto.

Partorire in ospedale e dopo 6 ore starsene di nuovo a casa, con il proprio bebè tra le braccia: a fare da apripista a questa possibilità è l’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze, che lo scorso ottobre ha dato il via a un progetto sperimentale che permette alle mamme e ai loro bebè di tornare a casa poche ore dopo il parto invece di rimanere ricoverati in ospedale per 48 ore, come previsto dalle linee guida per l’assistenza al parto fisiologico.

Anche le donne italiane possono fare come Kate Middleton dopo l’arrivo della secondogenita Charlotte: la royal baby è venuta alla luce in mattinata, il 2 maggio scorso, e nel pomeriggio madre e figlia erano già in posa davanti ai fotografi, pronte a far rientro a Kensington Palace.

Secondo le stime del Torregalli almeno un bambino su cinque potrebbe andare a casa subito. E poiché questo progetto pilota alle neo mamme piace molto, nei prossimi mesi potrebbe essere esteso a altri tre punti nascita della città (Annunziata, Borgo San Lorenzo e Careggi), mentre sono diversi gli ospedali in tutta Italia che hanno richiesto informazioni sulla procedura messa a punto per studiarla e, eventualmente, adottarla.

Il parto comunque avviene in una struttura di specializzata e con una media di 2.000 parti all’anno, in grado di rispondere a qualsiasi emergenza in caso di complicanze. La dimissione precoce, inoltre, avviene solo se la mamma se la sente di tornare a casa e solo se la mamma e il bebè superano stringenti controlli che ne attestino lo stato di salute.

Per l’ospedale resta la soddisfazione di rendere contenta la famiglia e liberare un posto letto, «controbilanciato da chi chiederà di restare più a lungo. L’obiettivo non è certo ridurre i giorni di degenza, non volgiamo che il nostro punto maternità sia un partificio. Non a caso questa sperimentazione si chiama “dimissione precoce concordata e protetta”».

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