Hans Asperger fu un complice dello sterminio nazista?

Tutti noi abbiamo sentito parlare della sindrome di Asperger, un grave disturbo dello sviluppo caratterizzato dalla presenza di difficoltà importanti nell’interazione sociale e da schemi inusuali e limitati di interessi e di comportamento. Sono state constatate molte similitudini con l’autismo senza ritardo mentale (denominato ”High Functioning Autism”), ma non si è ancora risolta la questione se la sindrome di Asperger e l’autismo di alto livello siano veramente condizioni diverse.

Il nome è stato dato come tributo alle osservazioni dettagliate e perspicaci di Hans Asperger, pediatra viennese, che riconobbe  che il profilo è parte di ciò che ora chiamiamo spettro dei disturbi autistici, piuttosto che della schizofrenia.

Asperger ebbe un grande interesse sui bambini che vedeva in ospedale a Vienna, che sembravano avere un certo numero di caratteristiche in comune. Inizialmente, su una base di quattro casi, descrisse una serie di caratteristiche che richiedevano una categoria diagnostica specifica, ed in seguito diagnosticò circa cento bambini con (per usare i termini originali) “psicopatia autistica” (Hippler e Klicpera, 2003). Sebbene Hans Asperger usò l’espressione “psicopatia autistica”, una traduzione più accurata e moderna dell’obsoleta parola “psicopatia” nell’inglese corrente sarebbe “personalità”.

Già negli anni ’40 descrisse nei bambini da lui presi in esame menomazioni nella comunicazione verbale e non verbale, con caratteristiche specifiche negli aspetti pragmatici del linguaggio, in particolare nelle abilità conversazionali; una prosodia inusuale nella parlata, che concerneva il tono, il volume ed il ritmo; la particolare pedantezza del linguaggio. Hans Asperger notò pure alterazioni importanti nella comunicazione e nel controllo delle emozioni, così come la tendenza a razionalizzare i sentimenti. Notò come l’empatia non fosse così matura come ci si potesse aspettare considerando le capacità intellettuali dei bambini.

Concettualizzò il disturbo come un tipo di personalità stabile che perdura per tutta la vita, senza osservare la disintegrazione e la frammentazione tipiche della schizofrenia. Rimarcò che alcuni bambini possedevano talenti specifici che potevano portarli ad avere un’occupazione lavorativa e che alcuni potevano sviluppare relazioni sociali durature.

Ma in quegli stessi anni, ricordiamo, era in corso la seconda guerra mondiale e la terribile persecuzione degli ebrei: e se proprio Asperger fosse stato un complice dei nazisti?

Un documento sconcertante ha appena rivelato l’altro volto di Hans Asperger: l’uomo, a quanto pare, non era solo medico e ricercatore, ma – in qualche modo – anche un potenziale omicida. Pare, infatti, che fosse stato coinvolto attivamente nel programma di eutanasia durante il regime nazista in Austria.

Hans Asperger ha sempre sostenuto di aver protetto i suoi piccoli pazienti dal regime nazista. Ma, secondo alcuni documenti, le cose non sarebbero andate proprio così. Cartelle cliniche e altri testi scritti nero su bianco, evidenzierebbero un’attività alternativa condotta dal medico. Asperger avrebbe inviato i bambini presso la clinica Am Spiegelgrund di Vienna, per metterli a morte. Sembra che la scoperta sia stata fatta dal medico austriaco Herwig Czech, e riportata sulla rivista Molecular Autism.

Asperger riuscì ad adattarsi al regime nazista e fu ricompensato con opportunità di carriera“, spiega lo studioso.

Tra le accuse rivolte al pediatra, anche il fatto che “pubblicamente legittimò le politiche per la purezza della razza comprese le sterilizzazioni forzate“.

Asperger, morto nel 1980 all’età di 74 anni, non si iscrisse mai al partito nazista ma fece parte di diverse organizzazioni affiliate, sostiene sempre Czech, che ha basato il suo studio su una vasta serie di pubblicazioni contemporanee e documenti in archivio mai visionati prima, tra cui i rapporti personali del medico e le cartelle cliniche dei suoi pazienti.

A detta dello studioso, il pediatra austriaco raccomandò il trasferimento di due bimbe di 2 e 5 anni nell’ospedale psichiatrico di Steinhof dove trovarono la morte quasi 800 minori, ritenuti privi di purezza razziale; molti furono uccisi avvelenati o in altro modo, nell’ambito del programma di eutanasia per coloro non conformi ai criteri per “meritare di vivere”.

Czech ha raccontato anche di una bambina di soli 3 anni, di nome Herta Schreiber, che è stata mandata a morire nella clinica dopo aver avuto una diagnosi di grave disturbo della personalità, idiozia e convulsioni. Al tempo, Asperger aveva dichiarato che «la bambina probabilmente è un peso insopportabile per la madre, che deve prendersi cura di cinque bambini sani». Per questo motivo ha consigliato di portarla in maniera permanente presso Spiegelgrund. Secondo Czech, la dicitura di collocamento permanente è un eufemismo per indicare che avrebbe dovuta essere uccisa.

fonte@Molecular Autism

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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