Insonnia, cosa fare per combatterla
Insonnia provoca in pochi giorni seri danni al cervello

Sono addirittura nove milioni di persone che soffrono di uno dei mali che attanaglia la popolazione da tantissimi anni, stiamo parlando dell’insonnia, si è sempre scherzato in passato sui classici metodi per riuscire a dormire, come quello di contare le pecore, ma in realtà è un problema ben più ampio, trattasi infatti di un disturbo che è legato all’incapacità di riuscire ad addormentarsi e di modificare, ed in alcuni casi sovvertire totalmente, i normali ritmi del sonno del nostro organismo.

A causarla sono spesso stress, specie quelli di tipo psicosociali (come i rapporti conflittuali nell’ambiente lavorativo), depressione, abuso di sostanze eccitanti, dolore fisico, allergie alimentari, disturbi ambientali, il russare abituale associato alla presenza di apnee notturne e il jet lag.

La colpa di un cattivo sonno viene attribuita, in parte, anche alle moderne tecnologie, ai computer ed agli smartphone, ai giochi online ed i social network che tolgono letteralmente il sonno ai giovani ed a tante persone impegnando intere nottate passate svegli.

Eppure non dormire bene o abbastanza non fa male: fa malissimo.

I disturbi del sonno hanno una stretta correlazione con molte patologie e hanno quindi delle conseguenze di natura medico-sanitaria, ma anche sociali, come incidenti stradali, sul lavoro e diminuita produttività.

Dormire solo cinque o sei ore a notte colpisce il sistema riproduttivo negli uomini, portando a un livello di testosterone di dieci anni più vecchio; ma non solo: gli impatti sarebbero anche sul sistema immunitario con il rischio di sviluppare numerose forme di cancro.

Insonnia, una lista delle cose da fare per combatterla

Insonnia una lista delle cose da fare per combatterla

La mancanza di sonno impedisce al cervello di essere in grado di creare nuovi ricordi inoltre porta ad una spinta nello sviluppo di una proteina tossica nel cervello chiamata beta amiloide, che è associata alla malattia di Alzheimer.

Nell’insonnia è utile un’alimentazione sedativa a carico del sistema nervoso centrale. Sono da preferire alimenti rilassanti accompagnati a cena da un carboidrato : zucchine, fagiolini, pesto, patate bollite e condite con olio, sale e prezzemolo, zucchine marinate, macedonia di frutta accompagnata con pinoli o mandorle per facilitare il sonno.

Anche alcune piante officinali vengono utilizzate per l’insonnia: alcune aiutano a rilassare il sistema nervoso o muscolare o circolatorio, conciliando dolcemente il sonno, altre hanno azione ipnoinducente, favoriscono l’addormentamento e mantengono prolungato il sonno, migliorandone la qualità.

Aiuta anche allestire a dovere la camera da letto: è stato dimostrato che tingere le pareti di verde e profumare l’ambiente con essenza alla lavanda favorisce il sonno, oltre che isolarla acusticamente: i rumori forti possono ostacolare l’addormentamento e indurre insonnia.

Ma una recente ricerca ha trovato un altro utile ed interessante metodo: un buon sistema per abbandonarsi tra le braccia di Morfeo è quello di fare una lista delle cose da fare.

A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Experimental Psychology dai ricercatori della Baylor University di Waco (Stati Uniti), diretti da Michael K. Scullin, che spiega: “Viviamo in una cultura ‘24 ore su 24, 7 giorni su 7’, in cui le liste delle cose da fare sembrano aumentare costantemente e ci costringono a preoccuparci per i compiti rimasti incompiuti prima di andare a letto. La maggior parte delle persone passa in rassegna la lista delle cose da fare in mente, per cui abbiamo voluto verificare se l’atto di scriverle potesse contrastare le difficoltà ad addormentarsi”.

Lo studio si è concentrato su un gruppo di 57 studenti universitari, che non soffrivano di disturbi del sonno, suddividendoli in due gruppi e facendoli dormire in laboratorio una notte della settimana lavorativa.  Ai partecipanti del primo gruppo è stato chiesto in cinque minuti di scrivere una lista degli incarichi completati durante i giorni precedenti, mentre quelli del secondo gruppo sono stati invitati a stilare un elenco delle cose da fare il giorno dopo o nei giorni successivi.

L’esperimento è stato condotto in un laboratorio appositamente attrezzato per controllare il sonno, usando la polisonnografia per registrare diversi parametri fisiologici legati all’attività del cervello. Analizzando i risultati del test, i ricercatori hanno osservato che tanto più le to-do list erano specifiche e dettagliate, tanto più in fretta giungeva il sonno, mentre un comportamento opposto è stato riscontrato nei volontari che scrivevano liste di attività fatte durante il giorno.

L’esperimento è stato poi allargato a individui affetti da insonnia. “Caratteristiche personali, l’ansia e la depressione potrebbero moderare gli effetti della scrittura sulla capacità di prendere sonno, per cui questo fenomeno dovrebbe essere esplorato in un’indagine che preveda un campione più ampio – conclude l’esperto -. Abbiamo reclutato giovani adulti sani e quindi non sappiamo se le nostre scoperte potrebbero essere generalizzate a pazienti con insonnia, anche se già in passato alcune attività di scrittura sono state consigliate a questi soggetti come potenzialmente benefiche”.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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