Ipertensione, nuove linee guida europee per curarla efficacemente
Morte possibile prevederla con un test del sangue

L’ipertensione arteriosa è uno stato, costante e non occasionale, in cui la pressione arteriosa a riposo risulta più alta rispetto agli standard fisiologici considerati normali.

La pressione arteriosa è riassunta da due misure, sistolica e diastolica, che dipendono dal fatto che il muscolo cardiaco si contrae (sistole) e si rilassa (diastole) tra un battito e l’altro. La pressione sanguigna normale a riposo è compresa tra i 110 e i 140 mmHg di sistolica e tra i 60 e i 90 mmHg di diastolica. Viene considerata un’ipertensione se vi è una pressione frequentemente pari o superiore ai 140/90 mmHg.

Questa non è una malattia, ma un fattore di rischio, ovvero una condizione che aumenta la probabilità che si verifichino altre malattie cardiovascolari (per esempio: angina pectoris, infarto miocardico, ictus cerebrale). Per questo, è importante individuarla e curarla: per prevenire i danni che essa può provocare.

L’ipertensione arteriosa è infatti conosciuta anche come “killer silenzioso”, perché non comporta alcun sintomo e agisce nell’ombra, degenerando in complicanze severe, talvolta dall’esito mortale.

Esistono diverse forme e stadi di Ipertensione. Innanzitutto l’Ipertensione si può distinguere in Ipertensione Primaria e Ipertensione Secondaria; inoltre, la si può classificare in base alla gravità del disturbo, in tre Stadi: Preipertensione, Stadio 1 e Stadio 2.

In generale, circa il 90-95% dei casi sono classificati come “ipertensione primaria”, il che significa che vi è pressione alta senza evidenti cause mediche di base. Il restante 5-10% dei casi, classificati come “ipertensione secondaria” sono causati da altre malattie che colpiscono i reni, le arterie, il cuore o il sistema endocrino.

L’ipertensione è una tra le malattie più diffuse nei Paesi industrializzati; colpisce, infatti, circa il 20% della popolazione adulta e rappresenta uno dei maggiori problemi clinici dei tempi moderni, ma gli ultimi dati sono se possibile ancora più allarmanti.

Il 60% degli europei affetti da ipertensione arteriosa infatti non assume una terapia e di questi pazienti appena uno su tre presenta livelli di pressione al di sotto dei valori di 140/90 mmHg.

Una situazione grave, anche perché esistono cure e stili di vita corretti che permettono di evitare di incorrere in patologie gravi o letali.

Per invertire questa tendenza l’European Society of Hypertension (ESH) insieme alla European Society of Cardiology (ESC) ha quindi preparato una nuova edizione aggiornata delle Linee Guida per la diagnosi e il trattamento dell’ipertensione arteriosa.

“L’ipertensione continua a essere la prima causa di mortalità e di sviluppo di gravi malattie cardiovascolari e renali in tutto il mondo – afferma il prof. Enrico Agabiti Rosei, Past President dell’ESH -. E questo fenomeno interessa sia i Paesi in via di sviluppo che quelli industrializzati. I principali motivi che impediscono una buona gestione dell’ipertensione sono l’inerzia del medico, la scarsa aderenza alle cure da parte dei pazienti e l’insufficiente utilizzo di terapie di combinazione. L’ipertensione nella maggioranza dei casi è provocata da diversi meccanismi e fattori che interagiscono tra di loro. Per contrastarla è necessario l’uso simultaneo di più farmaci. Le Linee Guida consigliano nella maggioranza dei casi di iniziare il trattamento con terapie di combinazione di farmaci in dosi predefinite. Avere due o più molecole nella stessa compressa presenta degli indubbi vantaggi in termini di efficacia e favorisce l’assunzione regolare e continua dei farmaci, ovvero una maggiore persistenza e aderenza alla terapia”.

Obiettivi del nuovo documento dell’ESH sono quindi riuscire a controllare la pressione in un più ampio numero di persone e ottenere valori pressori più bassi rispetto alle precedenti indicazioni.

Le Linee Guida presentano inoltre alcuni capitoli specifici dedicati allo screening dell’ipertensione secondaria e ai trattamenti specifici delle emergenze ipertensive e a quelli riservati ad alcune particolari categorie di persone: donne in gravidanza, bambini, pazienti con altre patologie croniche come diabete o insufficienza renale, con complicanze cardio- e cerebro-vascolari.

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