La Corte UE bacchetta l’Italia sui reati legati all’Iva
Milano, 27 novembre 2008;Conferenza stampa su sequestri di caviale illegale in Lombardia;Banconote da 50 euro;foto di © Ermes Beltrami / emblema

Che in Italia la giustizia sia spesso troppo permissiva non è certo una novità, ma stavolta il monito arriva direttamente dalla corte europea, e ad essere nel mirino sono i reati inerenti all’evasione dell’Iva.

La Corte di giustizia Ue si è pronunciata su un caso italiano di frode Iva sullo champagne del valore di alcuni milioni di euro e ha stabilito che la normativa italiana, che nei casi di frode grave in materia Iva impedisce l’inflizione di sanzioni “a causa di un termine di prescrizione troppo breve, potrebbe ledere gli interessi finanziari dell’Ue” e quindi i giudici italiani sono chiamati a “disapplicare il regime della prescrizione”.

Nel caso preso in esame dai giudici europei, gli imputati sono accusati di aver costituito e organizzato tra il 2005 e il 2009 un’associazione per delinquere nell’ambito della quale hanno attuato ‘frodi carosello‘ sull’Iva. In pratica usavano società create ad hoc e documentazione falsa per acquistare bottiglie in esenzione da Iva consentendo alla loro azienda di acquistarle a prezzo inferiore a quello di mercato.

Per la legge italiani, molti dei reati addebitati agli imputati non sarebbero più punibili, perché già caduti in prescrizione.

Nei fatti quindi la sentenza spinge le toghe a ricorrere in tutti i casi dubbi alla Corte costituzionale chiedendo se applicare la normativa italiana o bypassarla in nome degli interessi di Bruxelles.

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