L’Aidaa denuncia Sgarbi per l’uso improprio del termine capra

Generalmente è lui a puntare il dito ed ad accusare gli sprovveduti di turno, col suo tono perentorio e la sua opinione che lui stesso ritiene insindacabile, ma stavolta a finire sotto tiro è lui, il famigerato critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Lorenzo Croce, presidente dell’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa), ha dichiarato di aver presentato un esposto alla Procura di Ferrara contro Sgarbi perché «offende le capre». Avrebbe chiesto ai magistrati «di verificare se l’uso spregiativo del termine capra, che lo stesso critico d’arte usa a sproposito, non sia un incitamento al maltrattamento di animali, ai sensi dell’articolo 544-ter del codice penale, oltre che un uso scorretto della lingua italiana.

“E’ una provocazione la nostra – spiega Lorenzo Croce, firmatario della denuncia contro Sgarbi – fatta contro chi delle provocazioni ha fatto un modo di vivere e quindi a lui chiediamo, oltre che di smetterla di usare impropriamente il nome Capra come epiteto, anche di andare a vivere tre giorni con i pastori ed imparare pascolando le capre quando sono intelligenti quegli animali”.

Sgarbi, che è solito colpire con una raffica di «Capra, capra, capra» i suoi avversari polemici del momento, ha risposto con ironia: «Ringrazio l’Aidaa, condividendo pienamente le loro posizioni. .. Avendo evitato di legare al sostantivo capra qualunque aggettivo, ho sempre inteso capra come un complimento, considerando di molto inferiori alcuni uomini. Suggerisco comunque all’Aidaa di fare un esposto anche contro Gesù Cristo che, identificandosi nel buon pastore, ha riconosciuto negli uomini le sue pecore».

Anche il legale di Sgarbi, l’avvocato Giampaolo Cicconi è intervenuto sulla polemica e ha così spiegato: “Al di là del fatto che l’esposto del sig. Croce è stato presentato ad una autorità incompetente per territorio e non solo contro Sgarbi ma anche contro l’attuale Presidente del Consiglio Matteo Renzi, per il significato che questi attribuisce ai ‘gufi’, qualificati iettatori, nessun reato sussiste nel caso in esame, posto che il nostro ordinamento considera gli animali come beni mobili”.

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