Latte e cereali possono portare a picchi di glicemia
Latte e cereali possono portare a picchi di glicemia

La glicemia, lo zucchero o per meglio dire il glucosio presente nel nostro sangue, è un valore importantissimo che non è costante, ma cambia durante la giornata, in base soprattutto ai pasti che assumiamo.

La glicemia si misura in milligrammi di glucosio per decilitro e in un adulto in salute, la glicemia si mantiene tra 60 mg/dl (a digiuno) e 130 mg/dl (valore massimo, generalmente dopo i pasti).

Se si superano tali valori, come nel caso dei picchi glicemici, possono verificarsi conseguenze molto gravi, come il diabete o, nei casi peggiori, addirittura la caduta in stato di coma.

In generale, bisogna fare in modo di evitare questi picchi il più possibile.

Oltre a non esagerare con le porzioni, un’altra precauzione molto efficace può essere quella di assumere maggiormente cibi che aiutano a mantenere il livello di glicemia entro una certa soglia ed evitare quelli che invece possono farlo alzare eccessivamente.

Un’altra buona abitudine, che riguarda sempre l’alimentazione, può essere quella di fare una buona colazione, così da aumentare sufficientemente la glicemia nel momento della giornata in cui è più bassa e far sì di non avere troppo appetito durante il resto della giornata, in modo da evitare il rischio di alzarla eccessivamente nei pasti successivi.

Ma se fosse proprio la colazione, in alcuni soggetti, a predisporre proprio ai picchi?

Anche una colazione “sana e leggera”, in alcuni individui che non hanno il diabete, può portare a elevati picchi di zuccheri nel sangue: a dirlo uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Biology, che rivela come anche chi pensa di essere “in buona salute” dovrebbe prestare attenzione a ciò che mangia.

Un fenomeno, quello dei picchi glicemici, da controllare accuratamene, dato che proprio questi picchi possono contribuire al rischio di malattie cardiovascolari e alle tendenze di una persona a sviluppare insulino-resistenza, precursore del diabete.

Per avvalorare la propria tesi, i ricercatori della Stanford University School of Medicine hanno fornito per due settimane a 57 persone, la maggior parte delle quali in buona salute, un dispositivo per il monitoraggio del glucosio continuo.

E’ stato monitorato l’effetto di tre tipi di colazioni diverse: una ciotola di cornflakes con latte, un sandwich al burro di arachidi e una barretta proteica.

Più della metà delle persone i cui precedenti test glicemici avevano dato ‘valori normali’ ha raggiunto gli stessi livelli di zuccheri delle persone prediabetiche o diabetiche. In particolare l’80% dei partecipanti vedeva salire la glicemia dopo aver mangiato cereali e latte.

“Abbiamo visto che ci sono molte persone che hanno picchi di livelli di glucosio e non lo sanno nemmeno”, ha detto Michael Snyder, professore di genetica a Stanford e autore senior dello studio.

“Questo studio – spiega Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – conferma che il diabete è una malattia molto insidiosa, che negli stadi iniziali è difficile da diagnosticare, seppure anche in questa fase sia molto pericolosa. Conferma, inoltre, che avere la glicemia con valori normali a digiuno non è garanzia di non essere diabetici o prossimi al diabete.

Il monito quindi è che “non esistono cibi ideali per tutti e che una serie di variabili, ad esempio differente genetica o differente flora batterica intestinale possono determinare quali sono i cibi più ‘iperglicemizzanti’ in differenti individui. In tal senso, questo studio dà un’ulteriore spinta verso la terapia personalizzata e la medicina di precisione del diabete”.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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