Malaria, il ceppo che ha ucciso Sofia forse diverso di quello dei bimbi ricoverati
Malaria, il ceppo che ha ucciso la piccola Sofia forse diverso da quello dei bimbi ricoverati

Non c’è alcuna certezza che il ceppo del parassita che a Brescia ha causato la morte per malaria della piccola Sofia Zago, sia lo stesso che ha fatto ammalare i due bimbi che sono rientrati da poco da un viaggio dal Burkina Faso.

Pare che il parassita che ha colpito i tre bambini sia lo stesso, ossia il Plasmodium falciparum ma, come spiega la dottoressa Nunzia Di Palma, direttrice dell’unità operativa di pediatria dell’ospedale di Trento, “possono esserci diversi ceppi. Da appurare è quindi se sia o meno lo stesso. Di questo si sta occupando l’Istituto superore di sanità”.

L’iter o obbligatorio “quando viene effettuata una diagnosi di malaria, il protocollo prevede che l’ospedale interessato avverta l’ISS e invii i relativi vetrini, con cui speriamo che possano essere effettuate le indagini molecolari per individuare i ceppi, se contengono materiale sufficiente per l’esame”.

Il vicepresidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, Massimo Galli, dal canto suo afferma:

“Se dalle analisi in corso emergesse che il ceppo o variante di Plasmodium Falciparum che ha provocato la malaria nei due bambini ricoverati a Trento e nella piccola Sofia fosse lo stesso, allora il contagio della bambina sarebbe sicuramente avvenuto in ospedale”.

Poi però si affretta ad aggiungere: “In questo caso, però, resterebbe da capire in che modo sia avvenuto il contagio” visto che affinché questo si verifichi “non è invece sufficiente un semplice contatto col sangue, come ad esempio nell’ipotesi di un contatto epidermico tra soggetti infettati”.

Ricordiamo, infatti, che il contagio della malaria, come precisa lo stesso Galli, “può avvenire dalla puntura delle zanzare anofele che trasmettono sangue infetto o attraverso siringhe infette o trasfusioni sempre di sangue infetto”.

Ovviamente se il ceppo “risultasse invece differente, allora il contagio sarebbe avvenuto in un contesto diverso”.

Anche per la dottoressa Di Palma un eventuale contagio ancora è tutto da capire: “Abbiamo cercato di capire se abbiamo fatto degli errori nelle procedure, perché per un contagio ci vorrebbe un contatto di sangue, ma non lo troviamo. Abbiamo ripercorso l’intero percorso della paziente durante il ricovero”.

Poi il chiarimento: “Non siamo preoccupati del fatto che possano avvenire contagio. Ma ci vuole una spiegazione per quanto accaduto e non so se saremo in grado di trovarla. L’isolamento, in caso di un paziente con malaria, non è previsto, perché ci vuole un vettore. Aggiungo che nella stessa stanza in cui la piccola era ricoverata per diabete c’era un bimbo di 3 anni, sempre col diabete, rimasto per lo stesso periodo, dal 16 al 21 agosto, ma che non ha manifestato sintomi di malaria”.

Intanto il Giornale Libero ha aperto la caccia agli immigrati con un titolo a dir poco vergognoso: “Dopo la miseria portano le malattie” e sul web la polemica infuria.

Molti gli hashtag di protesta e tante le proposte di raccolte di firme per denunciare alla UE il giornale per crimini contro l’umanità.

La libertà di stampa è un sacrosanto diritto, ma “l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali”, nonché l’informazione falsa ancora nel nostro Paese sono considerati reati e, in quanto tali, punibili dalla legge.

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