Malattie croniche intestino, la sensibilizzazione passa attraverso una mostra fotografica
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Le malattie infiammatorie intestinali (inflammatory bowel disease – IBD) sono un gruppo di affezioni croniche a carattere flogistico, che interessano elettivamente il grosso intestino (rettocolite ulcerosa) o qualsiasi tratto del tubo digerente, dalla bocca all’ano (morbo di Crohn).

L’eziologia di queste malattie, cioè la causa di origine, rimane misconosciuta, mentre l’evoluzione delle stesse (patogenesi) è considerata autoimmune; probabilmente, sostenuto da una predisposizione genetica, il sistema immunitario tende ad “impazzire” – spesso già in giovane età – scagliando le proprie cellule in modo eccessivo ed inadeguato contro quelle dell’apparato digerente, più frequentemente dell’intestino. In risposta a quest’accumulo di cellule immunitarie nelle pareti del tubo digerente, insorge una reazione infiammatoria cronica che ne sconvolge la normale anatomia e ne disturba la funzione.

Tra le principali vanno citate la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa.

E’ noto che le IBD presentano una certa “familiarità”, ovvero la tendenza ad un maggior rischio nei parenti delle persone affette, ma non sono malattie ereditarie.
Recentemente è stato individuato un gene chiamato NOD2 che, se mutato, rende più suscettibili alla malattia di Crohn. Tra i fattori ambientali il più importante è il fumoche, curiosamente, predispone al Malattia di Crohn ma sembra essere protettivo nei confronti della rettocolite ulcerosa.

Sia il Malattia di Crohn che la colite ulcerosa sono malattie ad andamento cronico o ricorrente, che si presentano con periodi di latenza alternati a fasi di riacutizzazione.

I sintomi più comuni che le accompagnano sono: dolore addominale, vomito, diarrea, flatulenza, sangue nelle feci, abbondante presenza di muco negli escrementi, stimolo frequente all’evacuazione con senso di incompleto svuotamento intestinale (tenesmo) e perdita di peso. Le variazioni anche importanti dell’alvo creano in molti casi problemi di adattamento e finiscono con l’influenzare relazioni sociali ed attività lavorativa.

Attualmente non esiste un protocollo terapeutico standardizzato ed universalmente efficace; nelle fasi acute generalmente vengono impiegati i più potenti farmaci antinfiammatori esistenti in terapia, i cortisonici, che devono però essere assunti soltanto per brevi periodi di tempo. Nelle fasi di remissione, in alternativa od in associazione ad essi, possono essere impiegati anche salicilati, farmaci immunosoppressori o anticorpi anti-TNF alfa.

Tipiche delle età giovanili – il picco più importante si concentra tra i 15 e i 35 anni -colpiscono oggi in Italia circa 200.000 persone.

Come spiega Alessandro Armuzzi, Segretario Generale IG-IBD “spesso il paziente riceve la diagnosi a qualche anno di distanza dai primi sintomi, con peggioramento del danno organico e della qualità di vita”.

Il prossimo 19 maggio si celebrerà la Giornata Mondiale delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, che vuole trasmettere un messaggio molto chiaro: convivere con una Mici non è facile ma oggi, nonostante le difficoltà, i pazienti, forti dell’alleanza con il medico, possono realizzare i propri progetti di vita.

Per l’occasione storie di alcuni pazienti sono state raccontate in 15 scatti, nel progetto “Se Mici metto” promosso da MSD con il patrocinio di Amici – Associazione Nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino e di IG-IBD – Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease.

In “Se MICI metto” 15 scatti di Chiara De Marchi, fotografa e paziente, giovane e felice mamma di due bambini, raccontano storie di coraggio, forza e determinazione, di ostacoli superati e traguardi raggiunti. Come Valentina, che nel 2009 ha ricevuto il regalo più bello, cioè quello di diventare mamma. O come Andrea, che ha scalato le salite del Giro d’Italia.

“Si tratta di un progetto che nasce dalla mia esperienza – racconta Chiara -A un certo punto mi ero chiusa a riccio diventando molto vulnerabile. Ma poi è iniziato un percorso in discesa, un percorso di accettazione della malattia e, più lentamente, di rinascita. Da tutto questo è scaturito quel progetto, nel quale ho raccontato la mia storia, gli aspetti negativi, gli aspetti positivi e tutto quello che grazie alla malattia sono riuscita a fare”.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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