Mel Gibson porta a Venezia un guerriero buono

Molte pellicole stanno deludendo, altre stanno riscuotendo inaspettati consensi: Mel Gibson invece è una grande conferma presentando al Lido il film fuori concorso «Hacksaw Ridge».

E del resto non potrebbe che essere così: è uno dei migliori registi di scene belliche, riesce a trarre il massimo dagli attori, sa che una buona sceneggiatura è già metà dell’opera, ha un senso sicuro dello spettacolo.

Ventuno anni dopo la regia di Braveheart e dieci anni dopo l’ultimo film da regista – il contestato Apocalypto – Gibson, ha mostrato in anteprima mondiale la storia del soldato semplice Desmond Doss:  Desmond T. Doss è medico e primo obiettore di coscienza americano che durante la battaglia di Okinawa, nel 1945, salvò 75 compagni armato solo della sua fede avventista e per questo ricevette la più alta onorificenza militare dal presidente Truman.

«Un uomo comune, del tutto comune, che fa delle cose straordinarie è ciò che rende una storia leggendaria. Gli studios cinematografici traboccano di scenari con supereroi inventati: io che con Hollywood ho un rapporto, come dire, di sopravvivenza, ho pensato fosse arrivato il momento di celebrare un eroe vero. Questo racconta Hachsaw Ridge»: così racconta la sua pellicola lo stesso Gibson.

Proprio lui è diventato pacifista: «Odio la guerra e le armi, sono d’accordo con Obama che cerca di limitarne l’uso in America. Ma rispetto i guerrieri, che si sacrificano per difenderci. Non esistono conflitti giusti. Noi però abbiamo il dovere di amare e stare vicini ai reduci, che spesso tornano dal fronte con ferite insanabili, a volte si suicidano…».

Anche questa volta Gibson ha dimostrato di sapere davvero mettere in scena la violenza e la brutalità della guerra e dei campi di battaglia, come dimostra la lunghissima sequenza dell’assalto a Hacksaw Ridge che sfiora la perfezione dello sbarco in Normandia d Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg.

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