Milano, ragazza diabetica rifiutata in discoteca
milano ragazza diabetica in discoteca

Ignoranza o altro? Se si tratta di avere problemi semplicemente per entrare a divertirsi in una discoteca o in un locale pubblico, diventa un pò frustrante essere diabetici, una malattia che attualmente è forte crescita, soprattutto nei Paesi avanzati, se i disagi di tale malattia colpiscono anche i giovani nelle loro abitudini, come ad esempio andare fuori con gli amici per divertirsi, allora c’è davvero qualcosa che non va.

Ad oggi si calcola che, solo in Italia , 3 milioni di persone abbiano il diabete di tipo 2 e siano diagnosticate e seguite: si tratta del 4,9% della popolazione. Un  milione di persone inoltre ha il diabete di tipo 2 ma non gli è stato diagnosticato: è l’1,6% della popolazione

2,6 milioni di persone hanno difficoltà a mantenere le glicemie nella norma, una condizione che nella maggior parte dei casi prelude allo sviluppo del diabete di tipo 2: parliamo del 4,3% della popolazione

Il diabete di tipo 1 può essere considerato la più frequente della patologie rare. Ogni anno si rilevano 84 casi ogni milione di persone in Italia (poco meno di 5 mila casi). Il numero di persone con diabete di tipo 1 cresce soprattutto perché ormai è possibile garantire a chi segue le cure una attesa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale.

Ed è proprio di diabete di tipo 1 che soffre una 25 enne di Milano che, nonostante abbia mostrato con tanto di certificato la sua patologia, dimostrando la necessità di avere con sé dello zucchero e del succo di frutta, si è vista respinta all’ingresso di una nota discoteca cittadina.

Milano ragazza diabetica rifiutata in discoteca

Milano ragazza diabetica rifiutata in discoteca

È successo all’Old Fashion di Milano e la vicenda è stata raccontata dalla stessa ragazza 25enne sul sito portalediabete.org, dove si firma M.F.

«Voglio che si sappia quello che mi è accaduto ieri sera – scrive nel post – Mi hanno privata dell’entrata perché avevo con me tre bustine di zucchero e un succo di frutta in caso di emergenza ipoglicemica». Il racconto della ragazza prosegue con un resoconto delle parole del buttafuori: «Ha detto che non si pu portare nulla dentro di alimentare, che se volevo entrare dovevo buttare le cose che avevo con me. Io ho ribadito che sono diabetica spiegando tutto e per quale motivo avessi con me lo zucchero, ribadendo che in quei casi bisogna essere tempestivi e lui continuava a dire che potevo portare solo con me la medicina perché lo zucchero non serve. Io ho mostrato il mio certificato – ha aggiunto M.F. – mortificata di fronte a una decina di persone che erano con me per festeggiare la laurea di una mia amica». La ragazza a quel punto avrebbe chiesto al buttafuori: «Cosa dovrei fare?» e si è sentita rispondere: «Tu stai a casa». «Trovo che l’ignoranza sia ingiustificata – conclude la ragazza nel suo post – e più di tutto la presunzione di fronte a qualcosa che non conosci. Mi dispiace che l’ignoranza porti sempre a una discriminazione. Questo come in altri casi».

“Per un malato di diabete di tipo 1 in crisi ipoglicemica, zucchero e bevande dolci possono rappresentare la differenza tra la vita e la morte”, ha quindi spiegato un luminare della materia, Lorenzo Piemonti direttore dell’Istituto di Ricerca sul Diabete dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e docente di endocrinologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

“Se la glicemia scende sotto un certo livello – ha spiegato ad askanews – c’è il rischio che il paziente vada in coma ipoglicemico e, addirittura, che sopraggiunga la morte per ipoglicemia. Ogni paziente deve saper regolare il livello di glucosio nel sangue utilizzando l’insulina per abbassarlo e lo zucchero per alzarlo, a seconda della necessità. Siccome il corpo, a causa della malattia, non è in grado di farlo naturalmente con il pancreas come nelle persone sane, bisogna intervenire dall’esterno, somministrare insulina o zucchero, o entrambi per un corretto bilanciamento. Ecco perché deve sempre portare con sé zucchero e bevande dolci, che non sono affatto ‘rimedi della nonna’. Uno sbaglio può portare alla morte”.

Probabilmente un’informazione maggiore su questa patologia, oltre che una maggiore sensibilità da parte dei buttafuori della discoteca, avrebbero risparmiato alla giovane una serata umiliante.

Proprio per quanto riguarda la sensibilizzazione sull’argomento, ricordiamo che  a breve, il 14 novembre, sarà la Giornata Mondiale del Diabete istituita nel 1991 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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