Pedofilia, i numeri parlano di una piaga in continua crescita
Pedofilia i numeri parlano di una piaga in continua crescita

Tra i più terribili mali che affliggono il mondo, uno dei più inconcepibili, imperdonabili, anche moralmente inaffrontabili per la maggioranza della popolazione è quello della pedofilia.

La pedofilia è una malattia: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la include nell’elenco dei disturbi del comportamento sessuale. E’ una patologia psichiatrica che si inserisce tra le parafilie, disturbi che comportano un’attrazione per qualcosa di anomalo, come oggetti inanimati o, in questo caso, bambini.

Reati di pedofilia si verificano da sempre in tutti i luoghi dove sono presenti bambini: famiglie (nel qual caso potrebbe trattarsi di incesto), centri religiosi (seminari, oratori), scuole d’infanzia, associazioni giovanili (negli Stati Uniti d’America i boy-scout). Data l’estrema ampiezza di tipi di reati che talvolta non richiedono nemmeno il contatto fisico col bambino (per esempio l’esibizionismo, la riproduzione di materiale pedopornografico, ecc.), la diffusione dei reati di pedofilia è considerata elevatissima.

La Pedofilia si concretizza nell’interesse sessuale persistente, di almeno 6 mesi, verso bambini prepuberi, solitamente fino ad una età massima di 13 anni, che si manifesta, in individui di almeno 5 anni più grandi della vittima, che viene ritenuta come la focalizzazione parafilica, e si sviluppa tramite le fantasie, pensieri, impulsi sessuali e comportamenti.

Non solo l’attrazione provata dal pedofilo riguarda una particolare fascia di età di suo interesse ma può fare anche riferimento al sesso del bambino. Infatti gli individui con questa tipologia di disfunzione possono essere interessati al solo sesso femminile, ad entrambi i generi sessuali o preferire i maschi.

Attraverso il 7° rapporto sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza è stata rilevata un elevata presenza di vittime bambine, portando anche un incremento dei maschi.

E’ importante non confondere la pedofilia (come malattia psichiatrica) e la capacità di intendere e volere: nel 99,9% dei casi, infatti, le condotte pedofile sono condotte lucide e quindi perseguibili penalmente. La pedofilia è perciò una malattia che non implica una deresponsabilizzazione penale.

Purtroppo è ancora un argomento tabù, di cui si parla poco e nulla, ma i numeri reali purtroppo sono a dir poco inquietanti.

Nel 2017, ogni 72 ore circa si è verificato un caso di abuso sessuale su minore, in 4 casi su 10 la vittima ha meno di 10 anni, con una prevalenza di bambine (71,7%). Il 70,4% degli abusi si verifica offline, la maggior parte rientra nella categoria dei toccamenti (21,7%), seguito da penetrazione vaginale (8,6%) e dalla costrizione ad assistere ad atti sessuali (4,4%).

I numeri emergono nel corso del convegno “Abuso sessuale e pedofilia: conoscere il fenomeno per rompere il silenzio”, organizzato da SOS Il Telefono Azzurro Onlus in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia e Pedopornografia.

Telefono Azzurro ogni anno celebra il 5 maggio la giornata Nazionale per la lotta alla pedofilia presentando dati aggiornati sul tema della pedofilia, sull’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini in Italia, favorendo tavole rotonde e dibattiti sui temi della prevenzione e dell’ascolto delle vittime , sul profilo dei pedofili, sulla pedofilia al femminile, sull’adescamento online e sul trattamento degli autori di questi reati.

Naturalmente questo non è solo un problema nazionale: quasi 18 milioni di bambini, secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità, sono vittime di abuso sessuale solo in Europa.

Si stima che ogni 7 minuti una pagina web mostri immagini di minori abusati sessualmente mentre lo scorso anno sono stati individuati 78.589 indirizzi url contenenti immagini di abuso sessuale sui piccoli. Oltre la metà delle vittime, il 55%, ha meno di 10 anni e,  nel 40% dei casi l’abusante è conosciuto online.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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