Salute

Placenta, ingerirla non serve praticamente a nulla

Placenta ingerirla non serve

Come ci insegna la scienza, la placenta umana è l’organo deputato agli scambi metabolici tra la madre e il feto. È costituita da una parte materna, o Decidua basale, che si sviluppa dal tessuto materno, e da una parte fetale, ossia il corion frondosum che si sviluppa dalla stessa blastocisti che forma il feto.

Uno dei suoi compiti principali è quello di ridurre al minimo la distanza tra sangue materno e fetale; questo compito è svolto dai villi coriali, che compaiono a partire dal 13º giorno come citotrofoblasto. Successivamente viene interposto uno stroma connettivale di derivazione mesodermica in cui verranno inseriti capillari arteriosi e venosi.

Potente filtro per i parassiti del sangue, è meno efficace contro virus, batteri e sostanze tossiche trasmissibili al feto dalla madre come il treponema della sifilide e agenti patogeni della setticemia. Nonostante ciò, al feto la madre trasmette anche i propri anticorpi rendendolo, anche dopo la nascita, immune contro diverse malattie.

Placenta e bambino continuano a vivere all’unisono, in uno scambio continuo, fino al momento della nascita, quando l’organo, esaurito il suo fondamentale compito, viene espulso poco dopo la recisione del cordone ombelicale. Una recisione che non dovrebbe mai avvenire troppo presto.

Quando la placenta viene espulsa dall’organismo, nella maggior parte dei casi viene gettata via. Ma non sempre è così, perché c’è chi decide di lasciarla attaccata al bambino finché non si stacca da sé: è il filone di pensiero del Lotus birth, che conferisce un valore spirituale al legame del bebè con la placenta, visto che le cellule che la compongono sono di origine fetale e contengono lo stesso materiale genetico del bambino.

Ma c’è addirittura chi si spinge oltre: mangiare la placenta dopo aver dato alla luce un bambino è la nuova moda fra le celebrities d’oltreoceano, e non solo.

Placenta, ingerirla non serve praticamente a nulla

Placenta ingerirla non serve praticamente a nulla

Se in tanti inorridiscono al pensiero,  nella realtà la pratica sembra essere più comune in caso di nascita a casa e si sta diffondendo anche per le nascite in ospedale.
Fra le prime a parlarne nei loro spazi social sono state le sorelle Kardashian, Kim e Kourtney, poi ci si è spinti talmente oltre che oggi la placenta è possibile trovarla anche in capsule, ad un costo rilevante, visto che si parla di cifre dai 200 ai 400 dollari.

Ma che benefici apporta cibarsi della propria placenta, o addirittura di quella delle altre donne?

Uno nuovo studio condotto nell’Università Nevada di Las Vegas mostra che l’assunzione di capsule di placenta, in voga fra le celebrity, ha un effetto minimo o nullo sull’umore postpartum, sul legame materno o sull’affaticamento.

Lo studio attuale, che ha coinvolto 12 donne che hanno assunto capsule di placenta e 15 che hanno assunto pillole placebo nelle settimane successive al parto, è stato condotto da ricercatori del Dipartimento di Antropologia e Scuola di Medicina dell’UNLV. Il team di ricerca ha testato l’efficacia delle capsule di placenta nel promuovere vari benefici per la salute, tra cui la comparsa dell’inizio del “baby blues” post-partum e la depressione delle neo-mamme.

Come abbiamo già detto, non sono stati notati effetti rilevanti, anche se l’ingestione di capsule di placenta produceva piccoli ma rilevabili cambiamenti nelle concentrazioni ormonali delle madri.

I sostenitori della pratica ritengono al contrario che sia essenziale per la salute perché la maggior parte dei mammiferi mangia la placenta dopo aver partorito. E l’essere umano pare essere l’unico controtendenza.

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Angela Sorrentino

Angela Sorrentino

Lettrice, appassionata di cinema di gossip, ama molto scrivere, si occupa anche di economia ed altro, a tempo perso il suo hobby preferito è lo shopping, ma senza esagerare.

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