Plastica, scoperto un enzima in grado di mangiarla
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Sono oltre 8 milioni le tonnellate di plastica che ogni anno vengono riversati in mare. Una vera emergenza, tanto da essere inserita da Lisa Svensson, coordinatrice del programma degli ecosistemi marini e costieri del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), tra le “crisi planetarie”.

L’importanza e la rilevanza di questo tipo di inquinamento derivano dalla economicità della plastica e dalla sua alta durabilità nel tempo e quindi alla produzione di grandissimi quantitativi della stessa per i più svariati usi.

Per l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti nel 2011 le plastiche costituivano oltre il 12% dei rifiuti solidi urbani. Negli anni sessanta, invece, costituivano meno dell’1%.

Uno studio dell’ente australiano di ricerca Csiro sull’impatto dell’inquinamento del mare sulla fauna, evidenzia che entro il 2050 circa il 95% di tutti gli uccelli marini avranno plastica nell’organismo e che molte delle tossine e delle sostanze chimiche contenute nella plastica sono assorbite nel tessuto dei pesci, che a loro volta finiscono sulle nostre tavole.

Una ricerca pubblicata a novembre 2016 su «Scientific Reports», rivista del gruppo «Nature» mette in evidenza come nel Mediterraneo (soprattutto tra la Toscana e la Corsica) sono stati trovati microframmenti di materie plastiche con concentrazioni tra le più alte al mondo, e che stanno producendo effetti devastanti nell’ambiente marino, in maniera irreparabile.

Il futuro della Terra è già compromesso, ma qualcosa si può e si deve ancora fare.

Plastica, scoperto un enzima in grado di mangiarla

Plastica scoperto un enzima in grado di mangiarla

Una nuova arma arriva da una recente scoperta, che per giunta è stata casuale: un enzima che esiste in natura è stato modificato per errore in laboratorio, trasformandosi in un alleato per l’ambiente potenzialmente formidabile. Riesce infatti a digerire la plastica più comune e diffusa ovunque, come la Pet di cui sono fatte le bottiglie di plastica.

La scoperta, frutto in realtà di un “errore”, è stata condotta da un gruppo di ricerca internazionale formato da esperti di Università di Portsmouth (Uk), Biotechnology and Biological Sciences Research Council (uk) e National Renewable Energy Laboratory (Usa).

La ricerca non è comunque nata completamente per caso. Infatti John McGeehan, professore presso l’Università di Portsmouth e Gregg Beckham del National Renewable Energy Laboratory avevano determinato la struttura cristallina della PETase, un enzima scoperto di recente che appariva in grado di digerire, ovvero distruggere e “mangiare”, il PET, e stavano utilizzando queste informazioni 3D per capire questo meccanismo.

Comunque, nel corso degli esperimenti, i ricercatori hanno inavvertitamente ingegnerizzato l’enzima, trasformandolo in un altro migliore allo scopo e stanno ora lavorando per ottimizzarlo ulteriormente in modo da consentirne l’uso industriale come digestore di materie plastiche.

L’enzima artificiale impiega pochi giorni per cominciare a disfare la plastica, molto più veloce dei secoli che impiegano gli oceani.

La ricerca per ora è “su scala laboratorio” ovvero si limita ad esperimenti su poco materiale ed in ambiente non reale.

Gli scienziati, a questo punto, nutrono però grande ottimismo sulla possibilità di riuscire a migliorarne ulteriormente le prestazioni e renderlo utilizzabile per processi sul larga scala.

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