La pressione bassa è pericolosa: le nuove linee guida aggiornate
Morte possibile prevederla con un test del sangue

Le linee guida aggiornate sulla pressione sanguigna dell’American Heart Association indicano che molte persone, in particolare agli anziani, vengono diagnosticate pressione alta o ipertensione. Può sembrare una cattiva notizia, ma le nuove linee guida evidenziano alcune importanti novità che cardiologi e ricercatori di salute del cuore hanno imparato dagli ultimi studi sulla pressione sanguigna. In particolare, apprendendo che il danno da alta pressione del sangue inizia a pressioni molto più basse di quanto si pensasse e che è più importante che mai iniziare a prestare attenzione alla pressione sanguigna prima che inizi a causare problemi.

La misurazione della pressione arteriosa è uno dei test più comuni in medicina, riuscire a farlo bene può essere una questione anche di vita o di morte perché l’ipertensione porta a malattie gravi come infarti, ictus e persino demenza . Più di 1.100 persone negli Stati Uniti muoiono ogni giorno a causa di malattie causate proprio dalla pressione alta e un adulto su cinque non sa di averla. Una lettura errata della pressione può significare riuscire ad “intercettare” un segnale di allarme precoce. L’American College of Cardiology e American Heart Association hanno stilato linee guida con le misure precauzionali che i professionisti della salute dovrebbero seguire per ottenere misure accurate, naturalmente non tutti sono solerti nel rispettarle.

Secondo la definizione più comune, la pressione arteriosa è quella forza con cui il sangue viene spinto attraverso i vasi.

Contraendosi e rilassandosi, il cuore invia il sangue a tutti i tessuti del corpo. Il lavoro svolto dal cuore è notevole tanto che nel corso della vita pompa circa 190 milioni di litri di sangue che sarebbero sufficienti a sollevare di tre metri un’intera portaerei. Ogni volta che questo muscolo si contrae (sistole) il sangue viene messo in circolo con una notevole velocità (circa 50 cm/secondo).

La pressione massima dipende dall’efficienza della pompa cardiaca (quantità di sangue espulso ad ogni contrazione) e dall’elasticità delle pareti delle arterie. Quando lo svuotamento del cuore termina inizia la fase di riempimento (diastole). In questo periodo il flusso del sangue nelle arterie diminuisce così come la pressione che raggiunge il suo valore minimo (pressione diastolica o minima) un attimo prima dell’inizio della nuova sistole.

Da tempo gli studiosi stanno cercando di definire i parametri, in modo da fornire ai medici delle linee guida universali.

Ad oggi gli esperti italiani si rifanno alle regole dettate dall’European Society of Cardiology e l’European Society of Hypertension (Esh) nel 2013, anche se di recente è stata diffusa una nuova ricerca presentata dall’American College of Cardiology e l’American Heart Association.

Secondo queste linee guida, la pressione è normale intorno a 120 di massima e 80 di minima, mentre per gli scienziati europei considerano ottimali dei valori leggermente inferiori. Sono normali parametri fino a 130-84 e “normalmente alti” sino a 139-89.

Oltre questi valori, si parla di ipertensione.

Quando questa situazione si verifica significa che il cuore fatica molto più per riuscire a spingere il sangue in tutto il corpo. Con l’andare del tempo questo continuo sforzo causa danni ai vasi arteriosi, ma può anche portare a conseguenze più gravi, come insufficienza cardiaca, rottura oppure ostruzione di un’arteria, aneurisma e sindrome metabolica.

Nell’ipertensione arteriosa primaria (o essenziale), che rappresenta circa il 95% dei casi di ipertensione, non esiste una causa precisa, identificabile e curabile: gli elevati valori pressori sono il risultato dell’alterazione dei meccanismi complessi che regolano la pressione.

Nel restante 5% dei casi, invece, l’ipertensione è la conseguenza di malattie, congenite o acquisite, che interessano i reni, i surreni, i vasi, il cuore, e per questo viene definita ipertensione secondaria.

Chi soffre di ipertensione può prendere provvedimenti per tenere sotto controllo il disturbo e diminuire il rischi di problemi di salute collegati. Tra le misure fondamentali ricordiamo: seguire uno stile di vita sano, stare sempre sotto controllo medico e seguire la terapia prescritta dal medico.

Ma bisogna prestare attenzione anche quando si soffre di pressione bassa: in termini numerici, un individuo soffre di pressione bassa quando la sua pressione arteriosa a riposo scende al di sotto dei 90/60 mmHg.

Seppur meno frequente della più grave e preoccupante ipertensione, la pressione bassa (o ipotensione) è un disturbo piuttosto diffuso, che è frequentemente associato a stanchezza generalizzata, capogiri, senso di svenimento, confusione e visione offuscata.

Una pressione bassa di grado lieve è, spesso, priva di significato clinico, soprattutto se non si accompagna ad alcun sintomo; al contrario, una pressione bassa di grado intermedio o, peggio ancora, una pressione bassa di grado severo sono, generalmente, il segnale di un malfunzionamento dell’organismo.

Le cause dell’ipotensione sono molte e variano da un soggetto all’altro. D’estate, il caldo porta l’organismo a diminuire la pressione di qualche mm di mercurio. In questo caso la terapia migliore è bere molta acqua, assumendo sali minerali, evitare di restare per troppo tempo sotto il sole e consumare qualche alimento salato. Spesso però la pressione bassa può essere causata da alcuni farmaci, come i diuretici (usati contro l’ipertensione), le medicine contro il Parkinson e per trattare l’ipertrofia della prostata.

Quando non ci sono patologie specifiche e gravi alla base, chi soffre di pressione bassa può tenerla sotto controllo curando l’alimentazione, inserendo nella propria dieta frutta e verdura fresca, pochi grassi e diminuendo il consumo di alcolici, che rendono la digestione più lenta e difficile.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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