Sconterà minor pena perché ha ucciso in preda a una tempesta emotiva

Se è vero che i giudici si limitano, o quantomeno dovrebbero limitarsi, ad interpretare la legge ed applicarla nel miglior modo possibile ai casi concreti, alcune sentenze a volte paiono veramente inspiegabili, soprattutto se ci si immedesima nella famiglia della vittima, che piange la scomparsa prematura di un proprio caro ad opera di un altro.

La storia che vi raccontiamo oggi viene da Bologna: la Corte di appello del capoluogo ha quasi dimezzato la pena all’uomo, 57 anni, omicida reo confesso di Olga Matei, la donna con cui aveva una relazione da un mese e che strangolò a mani nude il 5 ottobre 2016 a Riccione (Rimini).

Nel processo di primo grado, il Gup di Rimini aveva ritenuto colpevole Castaldo di omicidio aggravato dai motivi abietti e futili, e per questo era stato condannato a 30 anni.

I giudici della corte d’appello però, pur riconoscendo l’aggravante, hanno ridotto la pena a 16 anni, concedendo le attenuanti generiche.

Nella motivazione della sentenza si legge che sebbene la gelosia provata dall’imputato fosse un sentimento “certamente immotivato e inidoneo a inficiare la sua capacità di autodeterminazione“, essa determinò in lui, “a causa delle sue poco felici esperienze di vita” quella che il perito psichiatrico che lo analizzò definì una “soverchiante tempesta emotiva e passionale“.

Questo atteggiamento, in effetti, “si manifestò subito dopo anche col teatrale tentativo di suicidio”. Una condizione, questa, “idonea a influire sulla misura della responsabilità penale”.

Una sentenza destinata a far discutere, e a ragione aggiungiamo noi.

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