Smartphone, le notifiche creano dipendenza come una droga

Per dipendenza si intende una alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica.

Con il termine dipendenza s’intende un fenomeno complesso che spesso si radica nel vissuto di una persona e non ha una causa definibile in maniera univoca in quanto, ha radici, spesso antiche, legate alla sua storia evolutiva, alle abitudini di vita quotidiana dell’individuo, alle sue modalità comportamentali.

La dipendenza nasce dal consumo regolare di una sostanza psicoattiva legale (alcol, tabacco, medicamenti) o illegale (eroina, cocaina, droghe sintetiche, ecc.), ma anche da attività sulle quali la persona perde il controllo (gioco d’azzardo, anoressia, bulimia, sessualità promiscua, ecc.).

Se sono quelle da sostanze stupefacenti o dal tabacco le dipendenze più conosciute, si può essere dipendenti anche da oggetti di uso comune come computer e telefoni o attività quotidiane: questo tipo di dipendenza viene chiamata “dipendenza psicologica” e provoca effetti come sbalzi di umore, perdita temporale, mal di testa.

Una dipendenza abbastanza frequente è quella del gioco d’azzardo, difficile da curare, ma anche quella dallo smartphone.

Smartphone le notifiche creano dipendenza

Smartphone le notifiche creano dipendenza

L’uso dello smarthphone è divenuto costante nella nostra vita: controllare la posta elettronica, prenotare un tavolo al ristorante, controllare whatsapp o altre app di messaggistica veloce, pubblicare sui social le foto della tua ultima vacanza e, naturalmente, chiamare parenti ed amici.

Ma si può andare oltre: la dipendenza da cellulare è considerata una vera e propria patologia conosciuta come telefonino-dipendenza, cellularomania o cellulare-addiction.

Una dipendenza proprio come la droga: a evidenziare come l’abuso di smartphone sia simile all’abuso di sostanze stupefacenti, come gli oppiacei, è uno studio pubblicato su NeuroRegulation.

La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore“, spiega Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l’Università di San Francisco e primo autore dello studio.

Coinvolgendo 135 studenti, i ricercatori hanno scoperto che chi utilizzava il proprio smartphone di più era anche più a rischio di sentirsi solo, isolato, depresso o ansioso.

Il lavoro, pubblicato su ‘NeuroRegulation’, osserva che la sensazione di isolamento è in parte dovuta al fatto che gli smartphone hanno sostituito in larga misura la comunicazione interpersonale. Ciò impedisce agli utenti di utilizzare in modo efficace il linguaggio del corpo e altri tipi di espressione nelle conversazioni, portando a una sensazione di insoddisfazione.

Anche le app sono finite nel mirino degli scienziati: le notifiche ‘a pioggia’ sarebbero capaci di innescare quei percorsi neurali associati a situazioni di combattimento o fuga nel nostro cervello.

«Ma ora siamo dirottati, dagli stessi meccanismi che una volta ci proteggevano, verso le informazioni più banali», spiega Peper.

Di fatto, le innate risposte biologiche al pericolo vengono manipolate per ottenere «più visualizzazioni, più clic, più soldi».

Il primo passo verso la ‘disintossicazione’ è convincerci delle nostre potenzialità: «Così come possiamo metterci a dieta, possiamo allenarci a essere meno dipendenti dai dispositivi». Cosa fare concretamente? Disattivare le notifiche push, controllando e-mail e social network solo in momenti specifici della giornata.

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