Striscia la Notizia, la velina bionda appoggia lo Ius Soli

Fa male dirlo, ma l’Italia, negli ultimi anni, si sta scoprendo molto razzista: la perdurante congiuntura economica negativa, la disoccupazione giovanile alle stelle, la perenne mancanza di lavoro e rosee aspettative future stanno spingendo in molti a indirizzare tutte le proprie frustrazioni verso lo “straniero”, sempre più considerato come “invasore”.

Dimentichi della storia che, solo pochi decenni fa, ci ha visti dall’altra parte della barricata, e complici l’anonimato dei social network, ci sentiamo “derubati” anche quando il posto di velina viene data ad una “straniera”, e ci abbandoniamo a insulti senza fondamento e motivo reale.

E così Mikaela Neaze Silva, velina bionda del programma televisivo “Striscia la notizia”, negli ultimi tempi è diventata bersaglio di insulti razzisti.

Nello specifico, sono stati presi di mira i suoi profili social ma lei si è mostrata superiore, guarda avanti e in un’ intervista a La Repubblica ha dichiarato: “Penso che non bisogna dare troppa importanza ai razzisti, perché loro cercano una vetrina, e solo così sono contenti. Bisogna ignorarli”.

Mikaela del resto vive in Italia da quando aveva 6 anni, si sente italiana come i tanti ragazzi nati al di fuori dei confini nazionali ma cresciuti nel nostro paese.

E come quei ragazzi, al momento, non può vedere riconosciuta formalmente la cittadinanza italiana per un ostacolo legislativo, ovvero il mancato riconoscimento di Ius Solie Ius Culturae. E per il riconoscimento di questo diritto è pronta a tutto: “lo sciopero della fame? Un atto di coraggio, certo. Ma io scenderei in piazza… Per la battaglia dello ius soli servirebbe una bella manifestazione di piazza, e io ci andrei molto volentieri”.

E lo Ius Soli sarebbe solo il primo passo di una completa integrazione: “Secondo me bisognerebbe parlare più correttamente di ius culturae. Vede, un bambino, come sono stata io, cresciuta in Italia, ha assorbito la cultura italiana, per forza di cose. Ha studiato qui, assieme a compagni italiani, ha acquisito una mentalità italiana. Dunque, è giusto che gli venga riconosciuta l’italianità. Quando sono all’estero, io mi dichiaro italiana, e i miei nuovi amici stranieri riconoscono in me un’italiana”.

Decisa e determinata, Mikaela vuole vedersi riconosciuti i suoi diritti: “Noi dobbiamo lottare per i nostri diritti. I bambini che crescono qui hanno diritto di essere riconosciuti italiani”.

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