Trapianto di viso, a Parigi il secondo su uno stesso uomo

Quando si parla di trapianto, a qualsiasi organo esso sia effettuato, purtroppo si corre il rischio di dover parlare anche di rigetto.

Il rigetto di trapianto è sicuramente la complicanza più importante delle operazioni chirurgiche di trapianto d’organo, ed in particolare si parla di rigetto di trapianto o rifionno quando il sistema immunitario di un paziente che è stato sottoposto a trapianto attacca il nuovo organo, riconoscendolo come non-self alla stregua di batteri o virus.

Il rigetto iperacuto è la forma più violenta e rapida; esso si verifica nel giro di pochi minuti o di al massimo di alcune ore dal trapianto ed è caratterizzato da lesioni trombotiche a carico della rete vascolare del trapianto; dopo la trombosi si verifica un vero e proprio processo infiammatorio che è mediato dagli anticorpi preformati che legano la superficie vascolare attivando la cascata infiammatoria del complemento: in sostanza, si arriva alla necrosi dell’organo trapiantato.

Il rigetto acuto è la tipologia forse più frequente; si verifica generalmente nel giro di 5-10 giorni dal trapianto nel caso in cui il paziente non riceva farmaci immunosoppressori (possibilità solo teorica) oppure in tempi più lunghi causando, se non viene subito riconosciuto, danni irreversibili all’organo trapiantato.

Trapianto di viso, a Parigi il secondo su uno stesso uomo

Trapianto di viso, a Parigi il secondo su uno stesso uomo

Il rigetto cronico è la forma più subdola di rigetto, ovvero il danno progressivo che negli anni viene subito dall’organo trapiantato e che ne determina la perdita delle funzionalità.

E ha dovuto fare i conti col rigetto anche un uomo, che sette anni fa aveva avuto un primo trapianto di viso, e a distanza di anni, per la prima volta al mondo, ha dovuto essere sottoposto a un nuovo trapianto.

La prima mondiale all’Hospital europeen Georges Pompidou di Parigi: l’intervento è riuscito ma i chirurghi sono ancora prudenti. A portare a termine l’intervento, 3 settimane fa, è stata l’equipe del professor Laurent Lantieri. Nell’equipe che ha portato a termine l’intervento figura il chirurgo italiano Francesco Wirz, 34 anni.

L’uomo, Jerome, era stato operato dal professor Lantieri una prima volta nel 2010. Il trapianto, con il volto di una persona più anziana, era riuscito ed era durato 7 anni. I primi sintomi di quello che l’equipe del professor Lantieri ha definito «rigetto cronico» si sono presentati l’anno scorso. Al moltiplicarsi delle zone di necrosi sul volto, per evitare ulteriori rischi al paziente è stato asportato il viso il 30 novembre. Da allora, fino al 15 gennaio, è rimasto «senza viso» in rianimazione, guardato a vista dai chirurghi per il rischio di infezioni.

Ovviamente bisognerà aspettare ancora per capire se il nuovo volto verrà ‘accettato’ o meno dal corpo, attualmente però il paziente sembra in buona salute.

Ricordiamo che sono una ventina i trapianti di faccia eseguiti finora nel mondo, ma alcuni pazienti non ce l’hanno fatta e sono morti a causa del rigetto. Il primo trapianto parziale di faccia risale al 2005. I chirurghi di Amiens in Francia eseguirono l’intervento su Isabelle Dinoire, 38 anni dopo che il suo cane la morse portandole via naso, labbra e mento. La donatrice era una donna di 46 anni.

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