Orban evoca lo spettro dei campi di concentramento

Eleonora Gitto

Lo spettro dei campi di concentramento è evocato dal Premier Orban in Ungheria, dove accadono cose che non succedevano da settanta anni, è l’incredibile piega prospettata dal presidente, qualcosa che nel 2015 a distanza di tanti anni e tanta sofferenza, non avremmo pensato mai neanche di ascoltare.

Il premier ungherese Orban, costruisce muri, blocca treni, rastrella profughi in fuga e li fa salire sui blindati portandoli ai centri di raccolta.

Brutti ricordi, brutte situazioni che vanno chiamate col loro nome: lo spettro degli orrori nazisti, dove l’uomo non aveva più dignità.

Dove l’uomo perdeva la propria libertà, il proprio onore, i propri legami familiari; insomma, cessava di essere un uomo.

E’ esagerato pensare questo? No, perché le cose, certe cose, vanno bloccate subito e condannate sul nascere, senza lasciare la possibilità che i posteri dicano se li avessimo fermati subito.

Lì, in Ungheria, e forse non solo in Ungheria, si sta consumando una tragedia dalle proporzioni gigantesche perché chi fugge dalla morte e dagli orrori, trova ostilità, incomprensioni, diffidenza, fino ad arrivare alla privazione della libertà.

Di tutto questo è responsabile il governo ungherese, col proprio leader Orban, uomo di estrema destra dalle simpatie per Le Pen e affini.

Siriani, Afghani, Iracheni e Pachistani non vogliono restare in Ungheria, vogliono raggiungere altri Paesi, come l’Austria, la Germania, la Francia e altri Paesi del Nord Europa. Lasciateli andare. Punto.

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