Usa, il piccolo Gabriel non ce l’ha fatta

La sua storia aveva già fatto il giro del mondo nei mesi scorsi, raccontando del legame profondissimo tra un padre e un figlio che lottano fianco a fianco per la salvezza del più piccolo, gravemente ammalato.

In questi mesi tutti noi abbiamo sperato in un lieto fine, ma purtroppo, come purtroppo più volte abbiamo avuto modo di appurare sbattendo contro la dura realtà, la vita non è una fiaba: Gabriel Marshall non c’è più. Il bambino di 9 anni, malato di tumore al cervello, ha lottato fino all’ultimo ma non ce l’ha fatta.

Il piccolo si è spento in ospedale dopo l’ennesima crisi causata dalla sua malattia. Josh J-Mash Marshall, di Lawrence, in Kansans, USA, ha annunciato sui social che il suo piccolo Gabriel non ce l’ha fatta: “Gabriel ha aperto le sue ali. Ho il cuore spezzato. Non ho perso solo mio figlio, ho perso anche il mio migliore amico. Negli ultimi giorni soffriva tanto, mi diceva che non ne poteva più. Ero d’accordo con lui“.

Il social newtwork era diventato per questo padre un diario, dove raccontava il viaggio che attraversava insieme al piccolo Gabriel e la sua malattia, fatto di dolore e momenti felici insieme; così, anche il suo totale sconforto per la battaglia persa lo ha affidato ai social.

La storia del piccolo Gabriel ormai era conosciuta in tutto il mondo dopo che il suo papà Josh nel 2016 si era fatto tatuare in testa una cicatrice come la sua.

Usa, il piccolo Gabriel non ce l’ha fatta

Usa il piccolo Gabriel non ce ha fatta

Una storia di sofferenza iniziata proprio nell’estate del 2016 quando il piccolo viene diagnosticato un astrocitoma anaplastico al cervello e nel giro di poco tempo dovette sottoporsi immediatamente ad un intervento chirurgico. Questo intervento purtroppo gli lasciò una cicatrice molto vistosa sulla testa e da quel momento il bambino pare abbia cominciato a sentirsi diverso.

Gabe ha otto anni e l’unica cosa che vede è una cicatrice che gli altri bambini non hanno e che lui, nonostante siano trascorsi nove mesi dall’operazione, ancora non riesce ad accettare”, aveva spiegato il padre Josh, 28 anni, che quindi aveva deciso di tatuarsi la stessa cicatrice del piccolo.

Un gesto che il bambino aveva apprezzato molto, riuscendo a superare le difficoltà di farsi vedere in pubblico e ricominciando a socializzare, anche con i suoi pari.

Non mi piaceva quando mio figlio diceva che sembrava un mostro” con quella cicatrice. “Per me era bellissimo“, aveva detto all’epoca il padre.

Purtroppo però per il piccolo l’operazione non era bastata a scongiurare il pericolo. Esattamente dopo sei mesi, il tumore era tornato ed era tornato più aggressivo di prima. Il padre aveva raccontato proprio che dopo sei mesi dall’intervento i medici  gli avrebbero detto che il tumore era tornato e che non era stato per nulla sconfitto e che purtroppo il figlio non era più operabile a causa della sua posizione.

Il giorno dell’ultimo ingresso in clinica papà Josh, in un lungo e commovente post su Facebook, raccontava le ultime ore di vita del suo bimbo: momenti felici con l’acquisto dell’ultimo giocattolo che – assicura – non potrà mai dimenticare.

Ho il cuore spezzato, – si legge in quelle strazianti righe, – non solo sto perdendo mio figlio, sto perdendo il mio migliore amico“.

Era un combattente, aveva un’anima unica, non ha mai smesso di credere di potercela fare“. “Illuminava ogni stanza“,  ha ricordato la madre Bethany.

Se n’è andato a nove anni, ma ha fatto in tempo a conoscere i suoi supereroi preferiti, in una sera di novembre, nella chiesa della cittadina dove la sua famiglia vive, aveva incontrato Batman e Superman: “Ma era lui il nostro supereroe“, chiosano i genitori.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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