Videogiochi diventano una vera e propria patologia
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Si è già parlato della “ludopatia” che lega le persone al gioco d’azzardo, dalle slot machine alle macchinette da bar passando per le scommesse, un problema che va oltre la nostra volontà, riesce ad attanagliarci ed a prenderci totalmente, ma oltre ai giochi d’azzardo e alle scommesse esiste anche un’altra problematica che arriva a diventare una vera e propria patologia, quella dei videogiochi, naturalmente se utilizzati in modo continuo.

In buona sostanza, quando giocare diventa la cosa più importante, anche più della famiglia, del lavoro e dei soldi risparmiati, significa che si è superato il confine tra divertimento e dipendenza, tra abitudine occasionale e malattia.

Il gioco d’azzardo compulsivo colpisce sia gli uomini che le donne e riguarda ogni classe sociale, culturale ed economica.

Il giocatore patologico ha un continuo bisogno di mettersi a giocare e se non lo fa è irrequieto, come in astinenza da una droga. Più il gioco diventa importante, più alte sono le somme di denaro investite, fino all’indebitamento.

In Italia questa patologia colpisce circa 900.000 persone, ma il trend è in continua crescita soprattutto a causa del web, dove non solo accedere al gioco d’azzardo è più facile, ma dove è anche più semplice nascondersi agli occhi degli altri.

Ma se invece di essere ossessionati dal gioco d’azzardo, si diventasse ossessivamente dipendenti dai videogame?

Da tempo ci si chiede se l’eccessiva frequentazione del mondo virtuale dei video-games, soprattutto di quelli violenti, possa procurare danni cerebrali, e numerosi studi lo hanno confermato senza dubbio.

Ad esempio bastano 10 ore di videogames violenti nell’arco di una settimana perché le aree cerebrali che tengono sotto controllo i comportamenti aggressivi riducano la loro attività: l’ha dimostrato con la risonanza magnetica funzionale uno studio dell’Università di Indianapolis presentato al congresso della Società di Radiologia di Chicago.

Un altro studio condotto su quattordicenni da ricercatori belgi, canadesi, francesi, inglesi, irlandesi e tedeschi pubblicato su Translational Psychiatry ha dimostrato che confrontando i giocatori casuali con quelli assidui, solo nel cervello di questi ultimi il cosiddetto striato appare più spesso a sinistra e si attiva maggiormente in caso di perdita, un fenomeno che si osserva anche in chi fa uso di cocaina, anfetamine o alcol.

Videogame, giocarci ossessivamente è una vera e propria patologia

Videogame giocarci ossessivamente vera e propria patologia

Ma ora c’è di più: chi non riesce a fare a meno dei videogiochi potrebbe soffrire di una vera e propria patologia.

La dipendenza da videogiochi è infatti ufficialmente entrata a far parte dell’International Classification of Diseases, elenco stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con cui vengono internazionalmente riconosciute le patologie sanitarie.

Stando a quanto riferito dal portale New Scientist, per il momento è disponibile solo una prima bozza del documento di riconoscimento, ma a breve verranno integrati tutti i dettagli medici e scientifici del caso.

Chiariamo bene, non si tratta della sindrome da gioco d’azzardo, ma riguarda i casi molto più rari che coinvolgono i videogiochi comuni.

Una dipendenza che “può avere conseguenze molto serie per la salute”, secondo quanto affermato da Vladimir Poznyak, del dipartimento per la salute mentale e l’abuso di sostanze dell’Organizzazione. “La maggior parte di chi gioca non ha problemi, così come la maggior parte delle persone che bevono alcol”.

Questa decisione è stata presa soprattutto per tutelare e rendere consapevoli i giocatori professionisti, ovviamente esposti in maniera più seria ai pericoli rispetto ad altri appassionati.

Ai medici quindi è raccomandato di prestare attenzione a diversi sintomi, tra cui il fatto che il paziente dia priorità ai videogiochi “fino al punto in cui il gioco prevale sugli altri interessi della vita”, l’inabilità di controllare quanto spesso o quanto a lungo si gioca, l’ignorare le conseguenze negative del giocare troppo.

Il malato di videogame perde il contatto con la realtà attorno, assorbito completamente dalle tempistiche e dagli obiettivi del gioco: non ha più controllo sull’attività di gioco, che diventa una priorità assoluta, anche se fonte di conseguenze negative in ogni ambito della sua vita: una patologia quindi, e come tale da trattare nel modo più adeguato.

 

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