Antidepressivi, essenziali nella cura della depressione acuta
Aifa fondamentale conservare correttamente i farmaci in vacanza

La depressione è un disturbo dell’umore molto diffuso. Il disturbo depressivo può colpire chiunque a qualunque età, ma è più frequente tra i 25 e i 44 anni di età ed è due volte più comune nelle donne adolescenti e adulte, mentre le bambine e i bambini sembrano soffrirne in egual misura.

Chi ne soffre ha un umore depresso per la maggior parte del giorno per più giorni di seguito e non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima lo interessavano e lo facevano stare bene. Si sente giù e/o irritabile, stanco, ha pensieri negativi, e spesso sente la vita come dolorosa e senza senso (“dolore del vivere”), senza speranza, senza poteri né risorse, completamente impotenti.

Il principale criterio diagnostico per il disturbo depressivo maggiore è la presenza di uno o più episodi depressivi maggiori, in assenza di altri tipi di episodi di alterazione dell’umore (maniacali, misti, ipomaniacali, nel cui caso la diagnosi propenderà per un disturbo bipolare). La sintomatologia caratterizzante è la presenza di umore depresso o perdita di interesse, che, ai fini diagnostici, devono comparire per almeno due settimane accompagnati da almeno altri quattro sintomi depressivi.

L’organizzazione mondiale della sanità (WHO) valuta la depressione maggiore come uno dei disturbi più invalidanti al mondo con un costo sociale elevatissimo. Il disturbo depressivo maggiore è stato inserito nel 1980 all’interno del DSM-III, il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali che oggi è alla sua quinta edizione.

Secondo le ricerche, il rischio di sviluppare, nel corso della vita, il disturbo depressivo maggiore varia dal 10% al 25% per le donne e dal 5% al 12% per gli uomini, in campioni di comunità, mentre gli indici di prevalenza stimati negli adulti in campioni di comunità variano dal 5% al 9% per le donne e dal 2% al 3% per gli uomini, senza apparenti differenze per etnia, educazione, reddito o stato coniugale.

Antidepressivi, essenziali nella cura della depressione acuta

Antidepressivi essenziali nella cura della depressione acuta

Per trattarlo sono disponibili trattamenti farmacologici, ma finora erano molti i dubbi sulla loro reale efficacia: a fugare tutti i dubbi sugli antidepressivi è però arrivata una recente ricerca.

Gli antidepressivi funzionano: a stabilirlo è uno studio pubblicato su Lancet che vede una firma italiana. E’ quella di Andrea Cipriani, che dopo 10 anni come docente di psichiatria all’Università di Verona è ora ricercatore della Oxford University.

Lo studio, che ha analizzato i dati di 522 studi condotti su 116.477 persone, ha infatti rilevato che 21 antidepressivi comuni sono tutti più efficaci nel ridurre i sintomi di depressione acuta rispetto alle pillole placebo. Ma ha anche mostrato grandi differenze nell’efficacia di ciascun farmaco.

Alcuni principi attivi come agomelatina, amitriptilina, escitalopram, mirtazapina, paroxetina, venlafaxina e vortioxetina si sono rivelati tra i più efficaci.

«Lo studio è la risposta finale a una lunga controversia sull’efficacia o meno degli antidepressivi contro la depressione» spiega il dottor Andrea Cipriani , primo autore della ricerca. «Il nostro lavoro dimostra che la maggior parte dei farmaci comunemente prescritti funzionano e penso che sia un’ottima notizia per i medici e per i pazienti».

I ricercatori sostengono inoltre che i risultati dello studio potranno aiutare i dottori a fare la giusta prescrizione. Questo naturalmente non significa che dovranno cambiare farmaci. La terapia è personalizzata, quindi se un paziente si trova bene con un farmaco, deve continuare a prenderlo.

Ricordiamo che in Italia 12 milioni di persone assumono psicofarmaci. I dati sono dell’Aifa, l’Agenza italiana del farmaco, che spiega che la spesa complessiva è di 3 miliardi e 300 milioni di euro l’anno, tanto che sono la maggior fonte di entrata per le case farmaceutiche.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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