Coronavirus, i leghisti non vogliono a scuola chi è tornato dalla Cina

Quando si tratta di virus e, a maggior ragione, di potenziali pandemie, dovrebbero poter essere solo gli esperti del settore ad avere voce in capitolo.

E gli esperti, interpellati dal governo sul Coronavirus e sulla prevenzione, hanno risposto che non vi sia nessun motivo plausibile per tenere gli studenti lontani dalla scuola, anche quelli recentemente tornati dalla Cina.

Ma i governi leghisti sono di avviso ben differente, ed infatti stanno facendo scudo per ottenere una determinazione differente da quella nazionale.

Nello specifico,  nel pomeriggio di ieri, lunedì 3 febbraio, i governatori Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Arno Kompatscher – rispettivamente presidenti del Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia a Trentino Alto Adige – hanno firmato congiuntamente una lettera all’indirizzo del ministero della Sanità per chiedere che il periodo-ponte di isolamento per le persone che tornano dalla Cina sia applicato anche ai bambini che frequentano le scuole delle quattro regioni del Settentrione.

Coronavirus, la proposta della Lega.

“Non c’è nessuna volontà di contrapposizioni politiche, nè tantomeno di ghettizzare: vogliamo solo dare una risposta all’ansia dei tanti genitori visto che la circolare non prevede misure in tal senso”, dice il presidente del Veneto, Luca Zaia.

Dal canto suo, però, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) è certo che “l’Italia è tra i paesi che hanno adottato le misure più ampie ed articolate” per il controllo della diffusione dell’infezione nell’intera popolazione e del resto anche altri paesi europei non hanno adottato misure specifiche per la popolazione scolastica.

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