Eccesso di farmaci: troppi possono uccidere
Eccesso di farmaci, è emergenza: troppi possono uccidere

Sprechi, malizie e irresponsabilità hanno alla fine prodotto un sistema in cui il paziente è quasi diventato un dipendente dai farmaci. Pochi si sono ribellati a questo sistema perverso. Risultato? Buchi, anzi, pozzi senza fine nei bilanci della sanità.

L’eccessivo utilizzo di farmaci ha portato il livello di attenzione oltre la soglia massima, soprattutto per quanto riguarda gli anziani, un problema all’ordine del giorno stando alle ultime notizie ufficiali ed è ovvio che l’eccesso di farmaci può portare anche a conseguenze molto gravi, ma vediamo nel dettaglio a cosa fanno riferimento gli ultimi aggiornamenti.

Specialmente negli anziani, il problema esiste eccome. Soprattutto perché molti dei farmaci prescritti oltre una certa età, devono essere assunti vita natural durante.

Ma il problema non riguarda solo gli anziani; riguarda tutti quelli che tendono a imbottirsi di farmaci anche per curare malattie o patologie che, nell’arco di un giorno o poco più, tendono a passare da sole.

È una questione di cultura sanitaria e, in un certo senso, anche civica. Siamo stati abituati purtroppo per decenni a non pagare o a pagare pochissimo la stragrande maggioranza dei farmaci.

Dal canto loro, i medici li prescrivevano con grande facilità; e le case farmaceutiche ovviamente gongolavano per tutto ciò.

Ma torniamo agli anziani, la categoria più a rischio per l’eccesso e l’abuso di farmaci. La Società Italiana di Cardiologia Geriatrica ha affrontato il problema.

In base ai dati estrapolati, si è ricavato che un ricovero su dieci è provocato da eccesso di farmaci. Un over 65 su dieci viene ricoverato per gli effetti collaterali e le complicazioni cagionate da un utilizzo sbagliato di farmaci o trattamenti medici.

I dati riportano ancora che circa 150.000 anziani sono stati oggetto di prescrizioni di due sostanze identiche consigliate da due medici diversi.

Uno scarso coordinamento fra medici e una certa superficialità, per non parlare di peggio, sono alla base di questi ricoveri, che in taluni casi evidenziano situazioni davvero rischiose per i pazienti anziani stessi.

Alessandro Boccanelli, Presidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica, denuncia: “Siamo di fronte a un’emergenza molto seria. In Italia coloro che hanno oltre 65 anni sono oltre il 21% della popolazione totale, e sono destinati a superare il 33% entro 20 anni. La duplicazione terapeutica, con casi frequenti di assunzione di farmaci della stessa classe, nasce da problemi di comunicazione tra medico e paziente e tra più medici che seguono lo stesso paziente”.

“Il problema principale, per il paziente anziano, è la complessità, per cui, se manca una visione d’insieme, rischia di vedersi prescrivere da 5 specialisti cinque farmaci ciascuno, che spesso confliggono fra loro”.

Per far fronte a tutto ciò, il SICGE ha lanciato un nuovo numero verde dedicato agli over 65: 800894140, attivo dal primo di luglio. Un modo concreto per affrontare la problematica.

1 comment
  1. Il problema proviene da molto lontano nel tempo e se sviscerato impietosamnente nella sua intierezza rischia di suscitare uno tsunami. Nasce nel tempo quando la separazione degli studi universitari divide la figura del medico da quella del farmacista. Nella configurazione della preparazione universitaria al medico vene assegnato un solo esame di chimica che potremmo definire ” omnibus” perchè comprende poco di tutto, ed un solo esame di farmacologia ” la scienza che studia come funzionano i farmaci” . Ma con tanta poca chimica fai poca strada e fai fatica a capire cosa succede, non hai le basi: cosa combinano i farmaci e come interragiscono nel corpo e tra di loro richede ben altre basi e conoscenze, conoscenze che il medico apprende per la maggiorparte per pratica, “diremmo sul campo” per non essere più espliciti. Con l’avvento dei nuovi farmaci le interazioni si scoprono con il tempo ed ecco fatto il guaio. L’altra figura della sanità a cui per conoscenza e competenza aspetterebbe il compito di scegliere il farmaco o i farmaci invece viene utilizzata solo per “servire” . Nel campo del farmaco il farmacista ha una conoscenza e una preparazione estremamente superiore , esame di chimica generale inorganica; chimica organica, analisi chimica dei medicinali1 analisi chimica dei medicinali 2, farmacognosia ( sostanze naturali vegetali e non con potere farmacologico), chimica analitica, chimica farmaceutica e tossicologica1, chimica farmaceutica e tossicologica 2, farmacologia e farmacoterapia1, farmacologia e farmacoterapia 2 , biochimica generale e molecolare, tecnologia farmaceutica, laboratorio di preparazioni galeniche, basi molecolari dell’attività dei farmaci biotecnologici, tossicologia, tecnologia farmaceutica avanzata e dispositivi medici, questa è solo la base di un corso di laurea in farmacia nudo e crudo. Le considerazioni che come dicevamo farebbero scoppiare una guerra civile. AD OGGNIUNO IL SUO . Il medico fa la diagnosi, perchè in quel campo è veramente ferrato il Farmacista sceglie il farmaco perchè nel suo campo è altrettanto preparato, ed è capace di avere una visione d’insieme nelle terapie composite o multiple . Ma ciò toglierebbe l’enorme potere economico in mano ai “DOC” E QUESTO OGGI COME OGGI NON è più possibile. Troppo radicato a livello internazionale che la scelta la faccia il medico. Una sola via teorica per gestire bene il sistema in base alle competenze ed evitare intrallazzi economici. Uno indica, uno sceglie, uno paga. Il medico indica le patologie, il farmacista sceglie lla/le terapie, lo stato fornisce il farmaco. Per intenderci i primi due operatori vengono retribuiti a prestazione, lo stato acquista e fornisce il farmaco. Scusate le lunghe divagazioni ma questa è solo utopia… o il sogno dei un vecchio farmacista che da dietro il suo bancone ne ha viste anche troppe.

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