Escherichia coli, in America continua epidemia veicolata dall’insalata
Insalata contaminata, dopo gli Usa allarme anche in Italia e Germania

Abbiamo avuto modo di parlarne qualche giorno fa, auspicando che la situazione potesse rientrare presto nei ranghi, ed invece siamo costretti nuovamente a parlarne perché negli Usa ormai è vera e propria epidemia.

La colpa è di una lattuga “killer”, un’insalata proveniente dallo Yuma che è stata contaminata con il batterio Escherichia coli.

La lattuga killer ha scatenato il panico tra i consumatori, con una persona che è morta dopo aver mangiato la verdura e quindi aver contratto l’infezione alimentare, causata dal batterio Escherichia coli.

In questo momento sono centinaia le persone ricoverate in ospedale: si parla di 121 contagiati ma i numeri sono in continuo aumento.

Tutti sono stati ricoverati con problemi di varia natura ma tutti riconducibili, secondo le analisi effettuate dal personale medico degli ospedali, all’ingestione della verdura coltivata, secondo le analisi batteriologiche condotte dagli enti predisposti, in una fattoria della regione dell’Arizona. La segnalazione dell’infezione e dei relativi ricoveri sarebbe stata riscontrata e segnalata in più di venticinque stati americani.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention americani, questo ceppo infettivo di E. coli produce una tossina chiamata “Shiga”, che può danneggiare gli organi e causare una grave forma di insufficienza renale chiamata sindrome emolitica uremica. 14 persone finora hanno questo danno renale, che può portare alla morte.

Queste le parole alla CNN di Jeff Farber, direttore del Canadian Research Institute for Food Safety: “Le verdure a foglia verde come la lattuga possono essere contaminate dal terreno, acqua contaminata, animali o concime non compostato. I batteri possono contaminare la lattuga sia durante che dopo la raccolta dalla manipolazione, conservazione e trasporto dei prodotti. Inoltre – conclude il professore dell’Università di Guelph, Ontario – altri frutti e verdure crude sono fonte comune di infezione se venute a contatto con le feci di animale”.

Peter Cassell della divisione Food Safety della Food and Drug Administration afferma intanto che l’agenzia sta lavorando «per identificare più canali di distribuzione che possano spiegare tutti i casi a livello nazionale. Stiamo risalendo a più gruppi di persone malate in aree geografiche diverse». Cassell assicura che il dipartimento dell’Agricoltura dell’Arizona ha confermato che la regione di Yuma ha comunque interrotto la produzione e la distribuzione di lattuga. «Tuttavia, a causa della durata della conservazione pari a 21 giorni, non possiamo essere certi che i prodotti provenienti da questa area non siano più presenti nella catena di approvvigionamento», afferma.

Ricordiamo che l’Escherichia coli, che si annida nelle feci e contamina le verdure irrigate o impacchettate in ambienti contaminati, è un batterio subdolo: colonizza la mucosa intestinale e oltre a vomito, dissenteria e febbre può causare in particolare nei bambini, nel tempo, insufficienza renale acuta e cronica.

Se si contrae E. coli produttrice di tossine Shiga, i sintomi si presentano in media da tre a quattro giorni dopo aver ingerito il germe. La maggior parte delle persone ha diarrea (spesso con sangue), forti crampi allo stomaco e vomito. Per la maggioranza si guarisce entro una settimana, ma ci possono essere casi più gravi.

L’E. coli è sensibile al calore: la cottura dei cibi permette quindi di neutralizzarlo.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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