Nel cuore dell’Indonesia, tra isole apparentemente vicine e simili per clima e morfologia, esiste un confine invisibile che neppure la natura osa attraversare. È la cosiddetta Linea di Wallace, una barriera ecologica che da oltre 160 anni affascina biologi, geografi ed evoluzionisti.
Tracciata per la prima volta nel 1859 dal naturalista britannico Alfred Russel Wallace, co-autore della teoria dell’evoluzione con Charles Darwin, questa linea separa nettamente le specie animali e vegetali dell’Asia da quelle dell’Australia e della Nuova Guinea. Ma come è possibile che habitat così vicini ospitino ecosistemi tanto diversi? E perché, a distanza di milioni di anni, nessuna specie – tranne l’uomo – è riuscita ad attraversarla stabilmente?

Dove si trova la Linea di Wallace e perché è così speciale
La linea parte dall’est dell’Oceano Indiano e attraversa l’arcipelago indonesiano, passando tra Bali e Lombok e più a nord tra Borneo e Sulawesi (Celebes). In certi punti, la distanza tra le isole è di appena 25 chilometri, una distanza che per molti animali – soprattutto volatili – dovrebbe essere facilmente superabile.
Eppure, come sottolineano anche gli studi pubblicati su Science, questa barriera ecologica è tra le più nette del pianeta: da un lato vivono elefanti, tigri e scimmie; dall’altro canguri, casuari e marsupiali. Due mondi biologici che si osservano da vicino, ma non si mescolano.
Le cause geologiche e climatiche della separazione
Un recente studio guidato dal biologo evoluzionista Alex Skeels, pubblicato sulla rivista Science, ha offerto una spiegazione più dettagliata del fenomeno. Secondo la ricerca, la chiave sta in due fattori fondamentali:
- La deriva dei continenti: milioni di anni fa, l’Australia si separò dall’Antartide e iniziò a spostarsi verso nord-est, senza mai fondersi con le masse continentali asiatiche.
- Correnti oceaniche e clima: la formazione della Corrente Circumpolare Antartica raffreddò globalmente il pianeta, creando un clima più secco in Australia e ostacolando la diffusione di specie adattate ai climi tropicali.
Questo scenario ha mantenuto isolate le due aree biologiche anche durante le ere glaciali, quando il livello del mare era più basso, ma le forti correnti marine impedirono la formazione di ponti terrestri tra le isole.
Una barriera biologica più forte dell’oceano
A rendere ancora più straordinaria la Linea di Wallace è il fatto che questa separazione non esiste solo tra grandi animali, ma coinvolge anche migliaia di specie di piante, rettili, insetti e uccelli. Secondo i dati riportati nella ricerca, oltre 20.000 specie di vertebrati non sono mai riuscite a superare questa frontiera ecologica nei due sensi.
Nemmeno l’essere umano, che è riuscito a colonizzare entrambe le sponde, è riuscito a sfumare del tutto le differenze: come hanno osservato gli antropologi già nell’Ottocento, papuani e asiatici mostrano tratti genetici e culturali molto distinti, segno di un isolamento prolungato.
Un confine utile per comprendere il futuro della biodiversità
Il valore della Linea di Wallace non è solo storico o scientifico: secondo il biologo Alex Skeels, potrebbe fornire una chiave interpretativa anche per il futuro. In un’epoca segnata dal riscaldamento globale e dalla rapida alterazione degli habitat, la linea rappresenta un esempio di come cambiamenti climatici e barriere geografiche influenzino la distribuzione della biodiversità.
“La nostra comprensione delle barriere ecologiche è fondamentale per prevedere come le specie reagiranno al cambiamento climatico,” afferma Skeels. “La Linea di Wallace ci mostra quanto profondamente le forze geologiche abbiano modellato la vita sulla Terra.”
Conclusione: una frontiera naturale ancora oggi invalicabile
La Linea di Wallace resta uno degli esempi più affascinanti di confine biologico naturale. A differenza di altri limiti ecologici, come quello tra Europa e Africa, qui le differenze sono drammatiche, nonostante la vicinanza geografica.
Questo fenomeno è oggi uno strumento prezioso per biologi, climatologi ed ecologisti, che lo studiano non solo per capire il passato, ma anche per proteggere la biodiversità nel futuro.
Fonti autorevoli:
- National Geographic – The invisible line dividing species in Southeast Asia
- Smithsonian Institution – Wallace’s Line and Biogeography
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