Malaria, due fratelli sudanesi contagiati a Chivasso
Malaria possibile riconoscerla anche da odore

Solo ieri abbiamo raccontato della tragica e improvvisa scomparsa, con ancora molti punti da chiarire, di un imprenditore italiano, morto in Congo per colpa della malaria.

L’uomo aveva avvisato la figlia di averla contratta e di aver già iniziato la terapia per debellarla, ma a quanto pare qualcosa è andato storto, e l’uomo è spirato lo scorso mercoledì.

Ma a quanto pare anche nel nostro paese dobbiamo fare i conti con questo virus: due fratelli di 18 e 14 anni, originari del Sudan, si sono presentati al Pronto soccorso dell’ospedale della città di Chivasso con i tipici sintomi della malaria, ed in città è subito iniziata la psicosi.

I ragazzi sudanesi erano arrivati a Caluso, dove vive il padre, da poco tempo. Padre e figli non si vedevano da 9 anni. I ragazzi, secondo le ultime informazioni, erano stati accolti dal centro profughi di Rodallo di Caluso.

Una volta accertata la condizione dei giovani somali, i medici hanno optato per un trasferimento presso l’ospedale di Asti e l’Amedeo di Savoia di Torino poco dopo essere stati sottoposti a profilassi. Per quanto riguarda i timori, invece, dall’Asl To4 assicurano che «non esiste alcun rischio di contagio».

Le polemiche e i timori, tuttavia, non mancano: le rassicurazioni dei sanitari, infatti, non servono a fermare la paura di una patologia, niente affatto rara e facile da curare se diagnosticata per tempo, ma che negli ultimi anni, per fortuna, è ben poco diffusa e quindi conosciuta in occidente.

Si stima comunque che in tutto il mondo ogni anno si verifichino 500mila nuovi casi d’infezione, con decine di migliaia di viaggiatori infettati che sviluppano la malaria. Il 40% della popolazione mondiale vive in aree in cui la malaria è endemica (si definisce endemica una malattia che è sempre presente tra la popolazione di una certa area geografica, con un numero di casi sostanzialmente costante nel tempo).

Malaria, due fratelli sudanesi contagiati a Chivasso

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Ricordiamo che la malaria è una malattia infettiva causata da un parassita chiamato Plasmodio. La malaria si trasmette esclusivamente attraverso le punture di zanzare infette (solamente il tipo Anopheles che non è presente in Italia). Queste zanzare sono presenti in Africa, in America Centrale e del Sud ed in Asia.

Febbre, mal di testa, tensione di muscoli nucali, brividi e sudorazione, talvolta nausea, vomito e diarrea, sono i sintomi che possono essere presenti ma che possono anche alternarsi. I bambini affetti da malaria grave sviluppano spesso anemia grave, sofferenza respiratoria in relazione ad acidosi metabolica, malaria celebrale.

Compaiono solitamente tra i 10 ei 15 giorni dopo la puntura di zanzara. Se non trattata con i farmaci appropriati, la malaria può diventare rapidamente pericolosa per la vita interrompendo l’afflusso di sangue agli organi vitali.

La malaria richiede una diagnosi e un trattamento molto tempestivi, ma i plasmodi sono diventati fortemente resistenti a quasi tutti i farmaci antimalarici, soprattutto alla clorochina, l’antimalarico meno costoso e più diffuso. Si è così sempre più spesso costretti a utilizzare nuove combinazioni di farmaci.

Particolare attenzione deve essere posta nella cura delle donne in gravidanza affette da malaria, soprattutto nell’ultimo trimestre.

È importante ricordare che non esiste nessuna profilassi farmacologica che offre una protezione completa. La protezione nei confronti delle zanzare resta tuttora la miglior difesa contro l’infezione malarica.

In Italia la malaria è scomparsa a partire dagli anni ’50. I casi che ancora si verificano nel nostro Paese riguardano turisti che rientrano da paesi a rischio.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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