Obesità e diabete fanno male a cervello e memoria
Obesita e diabete fanno male

Più volte, nelle ultime settimane, abbiamo avuto modo di parlare di obesità e diabete, due patologie che stanno diventando delle vere e proprie piaghe che colpiscono milioni di persone in tutto il mondo.

L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori.

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il numero di persone obese nel mondo è raddoppiato a partire dal 1980: nel 2014 oltre 1,9 miliardi di adulti erano in sovrappeso, tra cui oltre 600 milioni obesi.

Negli ultimi 40 anni, nel mondo, il numero di bambini e adolescenti obesi (tra i 5 e 19 anni) è aumentato di 10 volte e in Italia la percentuale di bambini e adolescenti obesi è aumentata di quasi 3 volte nel 2016 rispetto al 1975.

Anche il numero di persone con diabete di tipo 2 è in veloce crescita sia nei Paesi avanzati, sia nei Paesi che hanno da poco iniziato il loro sviluppo economico.

Negli Usa si calcola che oggi il 10% della popolazione fra i 20 e i 79 anni abbia il diabete di tipo 2 e in Asia dove la percentuale, trascurabile nel 2000, è passata al 7,6% della popolazione (stima 2010) e salirà a 9,1% nel 2030 secondo le stime della International Diabetes Federation.

Questo significa 285 milioni di persone con diabete di tipo 2 nel mondo nel 2010 e 438 milioni nel 2030 (stime IDF 2010) con una progressione stimabile in 21 mila nuovi casi ogni giorno.

Obesità e diabete fanno male a cervello e memoria

Obesita e diabete fanno male a cervello e memoria

Si calcola che solo in Italia oggi 3 milioni di persone abbiano il diabete di tipo 2 e siano diagnosticate e seguite,1 milione di persone abbiano il diabete di tipo 2 ma non siano state diagnosticate e 2,6 milioni di persone abbiano difficoltà a mantenere le glicemie nella norma, una condizione che nella maggior parte dei casi prelude allo sviluppo del diabete di tipo 2.

Numeri a dir poco allarmanti se si calcolano i risvolti negativi che queste due patologie hanno sulla salute in generale.

Le conseguenze sono molte e varie: dall’aumento del rischio di morte prematura a diversi disturbi debilitanti e psicologici che non sono letali, ma che possono influire negativamente sulla qualità della vita.

L’obesità predispone l’individuo ad una serie di fattori di rischio cardiovascolare tra cui l’ipertensione e l’aumento del tasso di colesterolo nel sangue. Nella donna, l’obesità è al terzo posto tra i fattori di rischio di malattie cardiovascolari, dopo l’età e la pressione arteriosa. Il rischio di attacco cardiaco per una donna obesa è circa tre volte superiore a quello di una donna magra della stessa età.

Anche se la correlazione tra obesità e cancro è meno ben definita, vari studi hanno rilevato un’associazione tra sovrappeso e incidenza di alcune forme di cancro, in particolare quelle ormone-dipendenti e gastrointestinali.

Ma a quanto pare queste patologie influiscono anche sul cervello: uno studio, condotto sugli animali, ha infatti mostrato come una dieta ricca di grassi sia associata a un declino delle funzioni cognitive.

Ad alzare il velo su uno dei meccanismi con cui regimi ricchi di grassi possono modificare apprendimento e memoria è uno studio pubblicato su Nature Communications da un team di ricercatori italiani, guidato da Claudio Grassi dell’Università Cattolica di Roma.

La ricerca ha mostrato che l’obesità e il diabete di tipo 2 sono una minaccia per la salute del cervello e causano deficit cognitivi, alterando il funzionamento di un ‘interruttore’ chiave per apprendimento e memoria, il recettore per il glutammato “GluA1” che, esposto sui neuroni, serve loro per comunicare.

L’insulino-resistenza manda in tilt questo interruttore attraverso una specifica modifica chimica detta “palmitoilazione”, ovvero l’aggiunta di acido palmitico, che si accumula nel cervello quando si adotta una dieta troppo ricca di grassi saturi, al recettore stesso impedendone il funzionamento.

In sostanza è come se, in seguito alla dieta ricca di grassi, si inceppasse uno dei tanti meccanismi molecolari che coordinano le attività del cervello e che assicurano la corretta comunicazione tra le cellule.

Eliminando però queste improprie modifiche chimiche, i deficit cognitivi causati da obesità e diabete si possono cancellare.

La scoperta è importante perché aiuta a comprendere meglio il legame tra nutrizione e funzioni cognitive e potrebbe in futuro tornare utile nello sviluppo di strategie terapeutiche e di prevenzione del danno.

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