Perché l’universo in realtà è una simulazione?

Redazione

Mesi fa se ne parlò, l’interrogativo è ancora di tremenda attualità? Viviamo in una simulazione? Ma soprattutto l’universo non è altro che una perfetta simulazione?

Nel giugno del 2016 Elon Musk, l’imprenditore naturalizzato statunitense, fece una sorprendente dichiarazione secondo la quale le probabilità che il genere umano viva in una realtà obiettiva sarebbero una su un miliardo.

Quanto detto da Musk ha fatto riemergere un tema che, come detto in precedenza, è già stato affrontato in passato, vale a dire l’idea che l’universo in cui viviamo sia semplicemente il prodotto di una simulazione.

Guardando alla parola “simulazione” in un modo molto più ampio, dovremmo trovarci di fronte a persone reali che vivono in un programma informatico, ma le stesse persone sarebbero parte integrante della simulazione un cumulo di bit che non è cosciente della sua condizione esattamente come personaggi di un videogioco.

Uno dei primi ad esplorare questo campo fu il filosofo Nick Bostrom dell’università di Oxford, che in relazione ad uno scenario del genere, ha definito tre possibilità: La prima che nessuna civiltà è mai riuscita a sviluppare una tecnologia di livello così elevato da produrre simulazioni di questo tipo.

La seconda è che una civiltà è riuscita a sviluppare detta tecnologia ma per qualche ragione non l’ha portata a termine e la terza è che stiamo realmente vivendo in un universo simulato.

L’Universo fa parte di un programma tecnologicamente avanzato di realtà simulata.

Quale di queste possibilità è la più probabile? L’astrofisico vincitore del premio nobel George Smoot segnalò che non esistono ragioni solide per credere semplicemente alla prima e seconda ipotesi di Bostrom, ed inoltre non c’è nulla che suggerisca che una simulazione dettagliata di questo tipo sia impossibile.

Sarebbe dunque possibile, in linea di principio, che una civiltà tecnologicamente avanzata abbia messo in pratica le sue conoscenze informatiche, creando un universo a tavolino.

Dunque se la prima e seconda opzione sono poco probabili a detta sua rimane da considerare solo la terza e che quindi esisterebbe un’altissima probabilità che il nostro universo sia simulato.

Il problema adesso è principalmente uno: Come possiamo dimostrarlo?

Secondo questi studiosi il modo per farlo potrebbe essere quello di ricercare l’inconsistenza nelle leggi fisiche, tutti i programmi informatici anche quelli più sofisticati sono soggetti a piccoli bug o all’arrotondamento di cifre, quando nella fisica attuale si riscontrano delle stranezze potremmo trovarci di fronte alla prova che il mondo sia realmente simulato.

Per altri studiosi invece la prova che ci troviamo in una realtà virtuale risiede nell universo stesso, progettato per adattarsi perfettamente per incastrarsi con il resto, come pezzi di un puzzle enormi.

Tutto questo naturalmente potrebbe esser stato creato solo grazie ad un computer altra prova ci verrebbe dallo studio della meccanica quantistica che ha scoperto come luce e materia sembrano granulari la realtà sarebbe simile ad uno schermo composto da pixel.

D’altronde nell’antica Grecia esisteva l’allegoria della caverna secondo la quale ciò che crediamo essere il mondo reale non è altro che un insieme di ombre di oggetti proiettate sulla parete.

Se fin dall’antichità l’uomo si è fatto questa domanda, com’è possibile non considerare l’ipotesi della simulazione come una versione contemporanea dell’allegoria della caverna.

A livello puramente filosofico e teorico, sembra più che accettabile a livello concreto sarà molto difficile riuscire a provare che viviamo in una realtà simulata, bisognerebbe uscirne per scoprirlo.

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