Perugia, effettuato trapianto di fegato con una donatrice 97 enne
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Il trapianto di organi è un intervento molto delicato non solo per le tecniche chirurgiche, anche se ormai sono affinate al punto da renderlo un’operazione di routine, ma anche per i suoi risvolti morali ed etici.

Non è sempre facile pensare e concepire che un giorno i propri organi possano andare a “rivivere” nel corpo di qualcun altro, eppure la donazione è un gesto d’amore che può salvare la vita ad un altro o comunque può contribuire a migliorare concretamente la qualità della vita altrui.

Per la maggior parte degli organi e per i trapianti multiorgano – due o più organi – il prelievo avviene da donatore non-vivente, nel caso invece di trapianto di un rene o di una parte del fegato il donatore può essere vivente.

Spesso il trapianto risulta essere l’unica terapia in grado di consentire al malato di continuare a vivere. Per questo occorre che tutti abbiano la consapevolezza dell’importanza di un gesto di civiltà, con cui ci si fa carico della salute altrui e si investe sul benessere dell’intera società, donando gli organi quando non ci servono più.

Secondo gli ultimi dati diffusi, il 70-80 per cento degli italiani oggi è favorevole alla donazione, e in Italia siamo quindi al terzo posto in Europa, dopo Spagna e Francia come numero di donatori, mentre per qualità dei trapianti siamo addirittura al primo posto.

Molte barriere sono cadute, ma l’obiettivo è abbattere le differenze fra Regioni che dipendono spesso da ostacoli organizzativi e difficoltà nell’assistenza.

Inoltre la cultura della donazione di organi è un aspetto da coltivare col massimo dell’attenzione in ogni sa sfaccettatura, spiegando anche che non ci sono limiti d’età, come dimostra una bellissima storia accaduta nelle ultime ore.

A Perugia infatti il fegato di una donna di 97 anni sarà utilizzato per salvare la vita a una paziente di 64, affetta da epatocarcinoma e ricoverata in un ospedale dell’Emilia Romagna.

I familiari dell’anziana, morta per emorragia, hanno infatti accolto la richiesta dei sanitari della Rianimazione dell’ospedale di Perugia – secondo quanto riferisce una nota dell’ufficio stampa della stessa azienda ospedaliera – dottor Antonio Galzerano e coordinatore infermieristico Giampaolo Rinaldoni – per dare possibilità di vita a pazienti in attesa di trapianto.

Le operazioni di prelievo, coordinate dal centro regionale trapianti affidato al dottor Atanassios Dovas, hanno visto impegnata una equipe multidisciplinare composta da personale medico e infermieristico di più discipline.

I trapianti “over 80”, tecnicamente “old for old”, sono la nuova frontiera disciplinare. Uno studio effettuato dal gruppo dei nefrologi dell’ospedale Molinette di Torino su 647 trapianti di rene effettuati da donatori di diverse fasce di età sopra i 50 anni ha rivelato che i risultati di sopravvivenza dopo cinque anni sono attorno all’80 per cento. Simili i numeri per i donatori superiori a 80 anni.

A differenza di organi come il cuore, che non possono essere utilizzati se non più “giovani”, l’età media che si alza non è un problema per i trapianti di organi come fegato e reni: il fegato non ha età e può essere donato anche da ultranovantenni; il rene ha raggiunto e superato la frontiera degli 80 anni, mentre per cuore e polmoni non si va oltre i 65 anni.

Il tutto è possibile perché le nuove tecnologie consentono oggi di “rigenerare” gli organi di donatori anziani. Esistono macchine in grado di fare perfusione, nell’organo, di ossigeno e di liquidi macroproteici analoghi al sangue, che riportano indietro nel tempo le lancette dell’orologio biologico e permettono di consegnare al malato fegato e reni migliorati.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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