Quindici ricorsi contro l’Italicum

Ben 15 ricorsi in corti d’Appello e due quesiti per altrettanti referendum abrogativi depositati in Cassazione. L’Italicum è sotto assedio dal Coordinamento democrazia costituzionale che ha scelto di affidarsi all’avvocato Felice Besostri, ex candidato M5S alla Consulta, che nel 2014 insieme al collega Aldo Bozzi riuscì ad ottenere la bocciatura da parte della Corte costituzionale del Porcellum. Al centro delle contestazioni sulla nuova legge elettorare il premio di maggioranza, il metodo del ballottaggio e le norme sulle minoranze linguistiche.

Tra i firmatari dell’iniziativa ci sono diversi esponenti della minoranza Dem: Alfredo D’Attorre, Paolo Corsini, Lucrezia Ricchiuti, Corradino Mineo, Felice Casson e Walter Tocci, assieme a Stefano Fassina, esponenti Sel Loredana De Petris e Giorgio Airaudo, i giuristi Gustavo Zagrebelsky, Nadia Urbinati e Sandra Bonsanti e presto anche il Movimento 5 Stelle, che ha annunciato di volersi accodare all’iniziativa.

L’azione giudiziaria vuole veder dichiarate incostituzionali parti del sistema di voto. Besostri aveva già commentato la questione lo scorso maggio a ilfattoquotidiano.it: “Non possiamo aspettare 7 anni come l’altra volta e speriamo che almeno un giudice faccia ricorso alla Consulta. Sono interventi riservati al singolo cittadino elettore”.

Secondo Besostri i tempi forse saranno più rapidi: “Dipende dal magistrato: ma la questione si potrebbe risolvere anche in pochi mesi. Nel precedente del Porcellum si è perso tempo perché il tribunale e la Corte d’appello non avevano accettato il ricorso e abbiamo dovuto aspettare la Cassazione. Ma poi tra il deposito e la sentenza sono passati pochi mesi”.

Secondo l’avvocato ci sono 5 punti di criticità nell’Italicum: “innanzitutto delegittima la Corte costituzionale. Poi il premio di maggioranza, espresso in una percentuale minima di seggi, anche se prevede una soglia, non supera la contraddizione fondamentale che è tanto più consistente quanto minore è il consenso elettorale della lista beneficiaria”. Poi “la distribuzione del premio nelle circoscrizioni”, il ballottaggio che “costituisce un modo di aggirare la necessità di una soglia minima per l’attribuzione del premio” e le minoranze linguistiche: “Eleggono i loro rappresentanti al primo turno, ma contano ai fini del premio di maggioranza e partecipano al secondo turno, mentre gli italiani all’estero no”.

 

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