Bronte Doyne ha cercato i sintomi su google per una Fondazione

Redazione

La vicenda di Bronte Doyne stringe il cuore e arrivano anche alcuni aggiornamenti sulla vicenda, la madre della ragazza infatti precisa che la ricerca effettuata dalla ragazza sul motore di ricerca Google, non era una semplice ricerca personale ma piuttosto legata ad una Fondazione, tra l’altro legata alla Casa Bianca.

Come è stato spiegato in queste ore, Bronte Doyne, questo il nome della ragazza morta dopo aver accusato dolori allo stomaco, aveva cercato i sintomi sul suo computer attraverso la rete internet, ma i medici non avevano preso per buono quanto affermato dalla ragazza.

Nonostante la tecnologia giorno dopo giorno continua ad avanzare, ed internet fa ormai parte delle nostre vite e spesso per qualsiasi dubbio ci affidiamo proprio al mondo del web. Soprattutto quando ci si sente poco bene, quando si riconosce di avere dei sintomi nuovi, soprattutto in questi casi sono moltissime le persone che si affidano ad internet nella speranza di poter trovare delle risposte ma talvolta la situazione viene sottovalutata.

Questo è quello che è successo a Bronte Doyne, una giovane diciannovenne di Nottingham che in preda a forti dolori allo stomaco aveva deciso di cercare sul web i sintomi di cui soffriva nella speranza di poter far luce su quanto le stava accadendo. La ragazza all’età di 18 anni era stata operata a causa di un brutto cancro al fegato e l’operazione sembrava essere riuscita al meglio ma alla ricomparsa dei dolori la ragazza insieme ai genitori hanno ritenuto opportuno cercare informazioni in rete e nello specifico si sono affidati alla Fondazione del cancro fibrolamellare, che ha sede negli Stati Uniti ed è legata alla Casa Bianca.

I medici però non le hanno dato retta e così la ragazza è morta. La madre della giovane, nel corso di una recente intervista ha raccontato “Ci hanno semplicemente sconsigliato di continuare a fare ricerche su Google. Ci hanno detto che l’operazione avrebbe curato totalmente il tumore ma le informazioni trovate online dicevano altrimenti. Abbiamo chiesto insistentemente se c’erano possibilità secondo loro che il cancro tornasse, e loro ci hanno detto che le nostre preoccupazioni non avrebbero aiutato la ragazza”.

I fatti risalgono al 2013 e solo adesso, a distanza di molto tempo, i dirigenti sanitari hanno ammesso di non aver ascoltato la ragazza con sufficiente attenzione.

 

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