Aids, sieropositivo di Ancona ha avuto rapporti non protetti con oltre 200 persone
Aids sieropositivo di Ancona ha avuto rapporti non protetti con oltre 200 persone

Anche se negli ultimi anni se ne parla molto meno, soprattutto rispetto alla fine del secolo scorso quando la si considerava una piaga che rischiava di degenerare in una pandemia mondiale, l’Aids ha causato la morte di un milione di persone nel 2016, anche se quasi la metà che nel 2005, anno che segnò il picco peggiore dell’epidemia.

Per fortuna, sono diminuiti i contagi da Hiv e i decessi ed al momento il 53% delle persone sieropositive (19,5 milioni) hanno accesso alle cure per un virus che al momento contagia 36,7 milioni di uomini e donne in tutto il pianeta e che, da quando fu identificato nel 1981, ha provocato 36 milioni di morti.

Ma in Italia la situazione è da tenere sotto controllo e i numeri fanno ancora paura: secondo l’ultimo bollettino del Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità, infatti,  “ogni anno si registrano circa 4.000 nuove diagnosi di infezione da Hiv.

Quello che più fa paura è che il 15% dei sieropositivi non ne è consapevole e una prognosi su due è tardiva. Sono oltre 120mila le persone che convivono con l’Aids in Italia, i più colpiti sono i giovani tra i 25 e i 29 anni e sempre più contagi si verificano anche tra omosessuali.

Ma a far paura è anche l’ignoranza che ancora regna per quanto riguarda l’effettiva conoscenza di questo virus: secondo recenti sondaggi, otto italiani su 10 pensano che la categoria degli eterosessuali non sia a rischio di contagio da Hiv, il virus dell’Aids, mentre è dimostrato che tra i nuovi infetti la maggioranza relativa – addirittura il 40% – è costituita proprio dagli eterosessuali.

A brillare per scarsa conoscenza e consapevolezza sono le nuove generazioni tanto che 9 giovani su 10 “ghettizzano” i malati di Hiv nella categoria dei tossicodipendenti, ma c’è addirittura chi nega l’esistenza stessa di questo virus, come l’”untore” che in questi giorni è finito su tutte le prime pagine dei quotidiani.

Claudio Pinti è l’untore anconetano arrestato mercoledì e che negli ultimi anni ha infettato consapevolmente decine di donne.

L’uomo, 35 anni, ha ammesso di aver fatto sesso non protetto con 228 persone, donne, ma negli ultimi periodi anche uomini contattati su siti e chat gay. Gli ultimi il 3 e 5 giugno scorsi.

A chi gli stava apparentemente più a cuore, la compagna morta un anno fa e l’ultima fidanzata, aveva confidato di essere sieropositivo, ma che un test recente aveva dimostrato come la malattia fosse scomparsa: «Mi sottopongo a controlli medici per curiosità, non per altro» raccontava Pinti.

Proprio l’ultima compagna dopo aver scoperto il contagio l’ha denunciato, ed ora dice di sentirsi “defraudata della libertà di scelta e ingannata sul suo stato di salute”.

La frequentazione con Pinti era cominciata a febbraio. Ad aprile la donna si era curata per una sindrome influenzale che non passava, ma poi un amico comune le aveva confidato che il suo compagno era sieropositivo e così lei si era sottoposta agli esami.

Inoltre, in questi giorni e prime, potenziali vittime dell’untore iniziano a palesarsi: «Sono disperata – ha detto una delle due donne che hanno seguito l’appello fatto dalla questura chiamando al numero di telefono dedicato – di recente ho avuto rapporti con quell’uomo, più di uno, e purtroppo temo di essere positiva al test dell’Hiv. Assumerò tutti i provvedimenti del caso qualora fosse confermato il contagio. Lui deve pagare».

Due donne e un uomo si sono rivolti alla questura, mentre altre persone sono state sentite dagli inquirenti.

Nell’udienza di convalida dell’arresto in carcere, Pinti si è avvalso della facoltà di non rispondere.

In attesa del processo, all’uomo è stata assegnata nel carcere di Montacuto ad Ancona la stessa cella in cui era stato rinchiuso Innocent Oseghale, il 29enne nigeriano arrestato per l’omicidio e lo smembramento di Pamela Mastropietro, la 18enne romana il cui cadavere fatto a pezzi fu trovato in due trolley nelle campagne del Maceratese. Oseghale è stato poi trasferito nel carcere di Marino del Tronto, ad Ascoli Piceno, dove si trova tutt’ora.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

Potrebbero interessarti

Leucemia, a Roma bimbo salvato con la terapia genica

La leucemia è un tumore che si sviluppa nelle cellule del sangue. Le leucemie vengono comunemente…

Dieta del magnesio, fino a 7 kg grazie a questo minerale

Il magnesio è un minerale di fondamentale importanza per il nostro organismo…

Con una mela annurca via al problema della calvizie

Una mela al giorno leva il medico di torno? di solito i…

Soluzione per la Celiachia? Una startup italiana ci prova con il glutine senza tossine

Soluzione per la Celiachia? Una startup italiana ci prova eliminando le tossine…