Cassazione, non serve intervento per il riconoscimento di genere

Una sentenza certamente storica, quella emessa dalla corte di Cassazione chiamata a decidere sul ricorso presentato dai legali di Rete Lenford-Avvocatura per i diritti Lgbt, che assistono una persona trans di 45 anni.

Per ottenere il cambio di sesso all’anagrafe non è più obbligatorio l’intervento di adeguamento degli organi sessuali:  la Cassazione sostiene che “la percezione di una disforia di genere determina l’esigenza di un percorso soggettivo di riconoscimento di questo primario profilo dell’identità personale né breve né privo d’interventi modificativi delle caratteristiche somatiche ed ormonali originarie. Il profilo diacronico e dinamico ne costituisce una caratteristica ineludibile e la conclusione del processo di ricongiungimento tra ‘soma e psiche’ non può, attualmente, essere stabilito in via predeterminata e generale soltanto mediante il verificarsi della condizione dell’intervento chirurgico”.

La donna si era rivolta al tribunale di Piacenza e alla corte d’appello di Bologna per ottenere la rettificazione dello stato civile in assenza dell’intervento chirurgico: richiesta  respinta due volte.

Per la presidente dell’associazione avv. Maria Grazia Sangalli la Cassazione ha chiarito che “l’intervento chirurgico di riassegnazione – quando non è frutto di una scelta personale – è uno strumento lesivo dell’integrità fisica e della dignità umana”.

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