Cervello, i social stanno progressivamente azzerando lo spirito critico
Facebook la pagina personale puo essere lasciata in eredita

Gli apocalittici già da oltre un decennio si sono spinti a parlare di “dipendenza” del millennio a proposito dell’uso dei social media, da parte di giovani e giovanissimi, ma ormai non solo.

Ormai basta salire su un mezzo pubblico per rendersi conto di come la comunicazione verbale, contraddistinta da mille gesti, espressioni e persino imbarazzi provati,  sia letteralmente scomparsa, lasciando il posto a un’asettica comunicazione virtuale fatta di post, hashtag e immagini prive di emozioni reali ma, nella migliore delle ipotesi, registrate al momento dello scatto.

All’inizio si pensava che l’uso dei social potesse rendere più abili nel gestire più compiti contemporaneamente. In realtà è stato dimostrato che chi trascorre molto tempo sui social diviene meno abile nel passare da un compito all’altro, più facilmente distraibile e meno efficiente nell’immagazzinare le informazioni nella memoria: altro che multitasking quindi.

Uno dei problemi più imponenti inoltre che l’uso e l’abuso di internet innesca è la paura del contatto fisico e reale che i social stanno sviluppando. Ci sono pazienti che preferiscono mantenere una relazione on line con il proprio psicoterapeuta, coppie di fidanzati che non si sono mai conosciute, ma che dicono di amarsi.

Recentemente addirittura Facebook stessa ha ammesso che troppo tempo passato sui social nuove alla salute.

Nello specifico, attraverso un lungo post pubblicato dai suoi ricercatori David Ginsberg e Moira Burke, Menlo Park ha ammesso che i social network possono fare male.

Un’ammissione supportata da una lunga serie di studi scientifici che hanno mostrato che,  se da un lato i social usati in modo compulsivo possono allontanare le persone e provocare disturbi psichici anche nei più piccoli, dall’altra consentono di sentire vicine persone lontane, e possono facilitare gli incontri reali.

Ma anche senza spingersi all’abuso dei social, è indubbio che non fa bene al cervello essere continuamente bombardato da messaggi, come quelli dei social media: a quanto pare si rischia addirittura che i social diventino una sorta di “protesi del pensiero” e di vedere azzerato lo spirito critico

A dirlo uno dei massimi esperti di Neuroscienze a livello internazionale, Lamberto Maffei, della Scuola Normale di Pisa, che è intervenuto nell’Adunanza generale solenne dell’Accademia dei Lincei.

“Non si può sottovalutare il rischio che lo sviluppo dei social media moderni, quali Facebook, Twitter e la televisione, diffondendo messaggi uguali a grandi moltitudini di persone, tenda a fare aumentare il cervello collettivo, oltre il grado richiesto per la socialità all’interno della specie”, ha spiegato l’esperto.

In questo modo, ha poi aspiegato Maffei all’ANSA a margine della conferenza, “il cervello è letteralmente invaso da un’enorme quantità di messaggi, fino a trovarsi in una situazione di disagio” e finché gli stessi messaggi, ripetuti continuamente, diventano “protesi del pensiero”.

Con smartphone e tablet si stabilisce una “simbiosi” che rende più facile convincere” e trasmettere “messaggi globali”: “il grande pericolo – ha rilevato – è la perdita dello spirito critico del cittadino” al punto da preferire di “seguire un pastore”, inteso come “colui che grida”.

Una piaga che affliggerà inesorabilmente la società e non potrà che peggiorare negli anni a venire? Probabilmente, ma ancora una volta deve essere la scuola a intervenire, educando i giovanissimi “ai valori della lettura e del pensiero e della scienza”.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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