Ciao Darwin, le selezioni di omofobi e razzista scatenano la polemica

L’annuncio ufficiale era arrivato nell’ultima puntata di “Avanti un altro”, quando il presentatore, Paolo Bonolis, aveva annunciato con sommo piacere il ritorno in grande stile di un programma che ha fatto epoca, mostrando con ironia e sagacia le contraddizioni che hanno sempre caratterizzato la cultura e la società nostrana.

Partirà a Marzo 2016, nei palinsesti della stagione primaverile Mediaset, la nuova edizione di Ciao Darwin, che dovrebbe chiamarsi Ciao Darwin 7- la resurrezione.

Sono già partiti lo scorso novembre da Cosenza i casting organizzati dalla società SDL2005 nella ricerca di nuovi personaggi da inserire nelle categorie che si sfideranno ad ogni puntata. I casting saranno in giro in tutta la nazione con diverse tappe nelle maggiori città Italiane: Milano, Roma, Napoli, Firenze, Bari, per tutto il mese di Gennaio e Febbraio.

A differenza delle altre edizioni, il programma potrebbe non svolgersi più all’interno di Cinecittà ma presso gli studi Elios (ex Titanus) di Roma, ma i presentatori sono rimasti la coppia storica Paolo Bonolis e Luca Laurenti.

La trasmissione però non è ancora iniziata e già riceve duri attacchi: “cercansi uomini o donne contrarie all’integrazione degli stranieri in Italia” e “contro i diritti delle unioni gay”, queste le selezioni che stanno facendo discutere.

Monica Cerutti, assessore all’Immigrazione e alle Pari opportunità della Regione Piemonte, attacca “Ciao Darwin” che, accusa Cerutti, “a Torino ha cercato razzisti e omofobi per sottoporli a un casting”.

«Si tratta di un vero e proprio schiaffo al rispetto delle persone e dei diritti di tutti e tutte – dice Cerutti – È inaccettabile che in un momento come questo, durante il quale l’odio nei confronti del diverso è sempre maggiore, ci siano programmi televisivi che vogliono alimentare xenofobia e omofobia. I media devono assumersi la responsabilità che hanno sulle spalle. Ci sono milioni di persone che purtroppo affidano la propria informazione e formazione esclusivamente alla televisione ed è impensabile che questa parli loro attraverso stereotipi, populismi e strumentalizzazioni».

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