Hiv sperimentazione di un vaccino su oltre 2000 persone in Africa
Aids continuano i contagi soprattutto tra gli omosessuali

Con la sigla HIV si fa riferimento al Virus da Immunodeficienza Umana, ed è l’agente eziologico dell’AIDS. Il virus distrugge le cellule del sangue che sono indispensabili per il corretto funzionamento del sistema immunitario, la cui funzione è di difendere l’organismo dalle malattie.

AIDS è invece l’acronimo di Sindrome da Immunodeficienza Acquisita e si manifesta quando il sistema immunitario è talmente indebolito dall’HIV che l’individuo è soggetto a un gran numero di malattie o infezioni, denominate “opportunistiche”.

Al momento nel mondo quasi 37 milioni di persone vivono con l’Hiv o con l’Aids, con 1,8 milioni di nuovi casi l’anno.

Più di 100mila sono i pazienti oggi in terapia in Italia e poco meno di 4000 sono le nuove diagnosi di infezione che vengono fatte ogni anno. Le fasce d’età più a rischio sono quelle più giovani, tra i 25 e i 29 anni. Nel 50% dei casi si tratta di maschi che fanno sesso con maschi; invece le donne sono circa il 30%, in particolare le straniere.

L’unico modo per diagnosticare o escludere l’infezione da Hiv è quello di effettuare un test specifico. Il test comunemente utilizzato è il “test ELISA”, che ricerca nel sangue la presenza degli anticorpi anti-Hiv che si sviluppano solo se la persona ha contratto il virus. Il risultato del test è positivo se si rilevano gli anticorpi (sieropositività all’Hiv) e negativo se non ve ne è traccia (sieronegatività all’Hiv).

Ad oggi non si può guarire dall’HIV, ma esistono terapie che consentono a molti soggetti affetti dal virus di vivere una vita piena e lunga, con aspettativa pari a quella di chiunque altro.

E se non c’è cura capace di debellare per sempre il virus, l’unica via è il puntare il tutto per tutto sulla prevenzione, che a quanto pare molto presto potrebbe passare anche per un vaccino.

Un vaccino contro l’Hiv è infatti appena stato testato con risultati promettenti e a breve verrà sperimentato su 2300 persone in diversi paesi dell’Africa subsahariana.

Il trattamento, presentato in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, ha prodotto nei volontari una risposta del sistema immunitario anti-HIV, motivo per il quale lascia ben sperare sulla sua efficacia.

Più nello specifico, gli scienziati usano queste fasi sperimentali iniziali per determinare il miglior dosaggio da utilizzare e per valutarne la sicurezza.

Questo nuovo vaccino è stato testato su 393 persone sane considerate a basso rischio infettivo e su 72 scimmie. I partecipanti provengono da 12 cliniche in Sud Africa, Africa orientale, Thailandia e Stati Uniti.

In aggiunta al fatto di essere ben tollerato da tutti i soggetti coinvolti e di generare una risposta immunologica contro il virus Hiv-1, il vaccino ha fornito il 67% di protezione al virus nelle scimmie.

Nonostante la sua efficacia nelle scimmie e nonostante sia riuscito a produrre anticorpi contro l’Hiv negli esseri umani, è però ancora incerto il suo grado di protezione contro l’infezione.

La seconda fase quindi, come abbiamo visto, coinvolgerà un ampio numero di persone ad alto rischio infettivo.  “Questi risultati – ha dichiarato Dan Barouch, professore di medicina presso la statunitense Harvard Medical School e autore principale dello studio – rappresentano un’importante pietra miliare”, anche se è doveroso “interpretarli con cautela”.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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